Con la nomina di Rahm tornano i titoli anti-Usa

Il Cairo. La stampa araba ha reagito con euforia alla notizia dell’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Sono bastate poche ore, però, e la prima nomina del suo «dream team» per far cambiare i toni dei titoli di prima pagina. Ieri, il sito del giornale saudita edito a Londra, Asharq el Awsat, apriva così: «Il braccio destro di Obama: un volontario israeliano durante la Guerra del Golfo». A far cambiare idea alle redazioni arabe, la nomina a capo di gabinetto della Casa Bianca di Rahm Emanuel, deputato democratico alla Camera, ebreo osservante, figlio di un israeliano nato a Gerusalemme con un passato nell’Irgun, gruppo militante sionista nella Palestina del mandato britannico. Se in Israele i quotidiani hanno festeggiato l’evento con titoli come quello di Maariv: «Il nostro uomo alla Casa Bianca», le reazioni di giornali e televisioni arabe sono ben diverse.
L’emittente satellitare Al Arabiya ha subito dato la notizia sottolineando le sue origini israeliane.
«Insoddisfazione degli arabi per la nomina di Obama di un israeliano nel suo staff», ha scritto Al Quds al Arabi. As Safir, quotidiano libanese vicino alla Siria scrive «la prima nomina di Obama è quella di un israeliano», Al Khaleej, foglio degli Emirati arabi, parla di «fedeli della lobby ebraica» mentre il giornale panarabo edito a Londra, Al Hayat, annuncia che «Barack Obama inaugura il suo mandato con una mossa che compiace Israele». Per Al Watan, saudita, «non è durata un giorno la gioia della nostra regione per l’elezione di Obama a presidente perché tutto si è fermato con la nomina di Emanuel». E infatti, soltanto 24 ore prima, i toni sulla stampa araba erano assai diversi, epici, a tratti emozionati dopo anni di non celato anti americanismo. Al Ahram quotidiano egiziano governativo dice, il giorno dopo la vittoria, che «Obama riscrive la storia» e porta la richiesta del rais Hosni Mubarak al nuovo presidente di «risolvere la questione palestinese». Asharq el Awsat fa scrivere diversi editorialisti e parla di «grande occasione per gli arabi». Al Hayat guarda al futuro: «L’America di Obama prepara iniziative per il Medio Oriente: rilancio della pace, ritiro dall’Irak e dialogo con l’Iran».
Lo spera anche Amr Moussa, segretario della Lega araba, che in un intervento alla Commissione Esteri del Parlamento europeo ha definito il 4 novembre un giorno storico «per l’elezione di Barack Obama a primo presidente nero nella storia di un grande Paese». «Abbiamo bisogno di cambiamento - ha aggiunto l’egiziano - in Medio Oriente e nel mondo arabo sentiamo con forza la necessità di un cambiamento nell’approccio americano alla situazione nella regione, riguardo il conflitto arabo-israeliano e alla questione palestinese. Il momento è arrivato».