Nomine, concorsi e giochetti sindacali

Anche il Giornale ieri infilzava, senza rispetto del merito, Vittoria Garibaldi, soprintendente per i beni architettonici e artistici dell'Umbria. Si dà voce, infatti, alle rivendicazioni dei due rappresentanti sindacali, Libero Rossi della Cgil, e Gianfranco Cerasoli della Uil, due ben noti per sollevare questioni che non tengono mai in considerazione il valore distinto delle persone. Soprattutto in un campo in cui le qualità non possono essere misurate con criteri meccanici, perché si conquistano con lo studio e con l'esperienza. Un buon direttore d'orchestra, come un buon poeta o un pianista, non vale l'altro. Può avere diverse specialità, ma occorre che abbia una predisposizione naturale.
Ora, il giudizio su Vittoria Garibaldi, bravissima soprintendente, e non certo promossa da Rutelli, come vedremo, nella logica dello spoil system dell'Unione, perché amica del senatore Franco Asciutti, di Forza Italia, già Presidente della Commissione Cultura del Senato e ora all'opposizione, non può essere quello espresso da Libero Rossi per contestarne la nomina da soprintendente a direttore regionale. Sembra curioso, ma è proprio quello che è avvenuto: da una parte sei bocciato a un concorso bandito dal ministero dei Beni culturali e dall'altra il medesimo ministero ti premia con una doppia promozione. Incalza Cerasoli: «Al ministro chiediamo di non formalizzare tale nomina». Ecco la funzione del sindacato: una volta che il ministro agisce al di là di tessere di partito e di logiche spartitorie, invece di valutare il merito, largamente riconosciuto, del funzionario, si agita lo spettro di un grottesco concorso, sbagliato, minacciato da innumerevoli ricorsi, gestito tra formalismo e paternalismo, per eliminare molti e favorire alcuni protetti.
Cerasoli non considera neppure che il concorso possa essere disturbato da evidenti favoritismi e, non credendo che il ministro sia in grado di riconoscere la bontà del lavoro della Garibaldi, insiste nel cercare protezioni politiche. Se prima era un senatore di Forza Italia, «oggi la nomina sembra essere stata sollecitata dal Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, diessina». Non conta il lavoro del soprintendente, universalmente giudicato ottimo; contano solo fantasiose protezioni. Non si spiega altrimenti la promozione. «Perché accade tutto ciò? Per meriti politici bipartisan, perché la nostra è “figlia d’arte”, o per una sana opportunità politica, tesa ad accontentare, come al solito, le clientele?».
Farebbero meglio, i due sindacalisti, a interrogarsi sulla Commissione, composta non solo da un illustre soprintendente come Antonio Paolucci (ovviamente circondato da numerosi clientes), ma anche da due (uno mi dicono dimissionario) totalmente privi di esperienza nelle soprintendenze, e fortunosamente arrivati a cattedre universitarie che danno loro titolo ad essere commissari di concorso per soprintendenti: Fabio Benzi e Silvia Danesi Squarzina. A questo trittico si deve la bocciatura di alcuni dei migliori funzionari utilizzati in questi anni come reggenti con lungo e faticoso impegno; e ora scaricati: Rossella Bodret, Marzia Cataldi, Vittoria Garibaldi, Franco Faranda, Anna Martirolo. Ognuno di questi si è distinto per gli studi e la qualità del lavoro e, nel corso degli anni, ha maturato quelle esperienze amministrative che i commissari, escluso Paolucci, non hanno mai avuto.
Il balzano concorso non prevedeva titoli, né scientifici, né amministrativi, ma semplicemente esami. E i 450 concorrenti, fatta la mattanza dei migliori, hanno avuto i compiti corretti in sei giorni. Agli orali sono stati ammessi concorrenti ignoti per titoli e per esperienza. L'anomalia era così evidente che il prossimo concorso, per soprintendenti architetti, prevede, come è logico, i titoli. Rutelli non ha potuto sanare tutte le anomalie e le scorrettezze del concorso, ma, promuovendo la Garibaldi, ha stabilito il principio del rispetto dei funzionari per il loro impegno e il loro merito, senza patire, come i due sindacalisti, l'arbitrio e il capriccio di una Commissione irrispettosa e inadeguata, anch'essa, «senza titoli». Lo scandalo sarebbe stato nel negare il lavoro di Vittoria Garibaldi che tutti conoscono e stimano, come Franco Faranda a Bologna, Marzia Castaldi a Genova, Rossella Bodret e Anna Martirolo a Roma, Agata Altavilla a Matera.
I nomi di molti ammessi all'orale destano ilarità per quanto è trasparente la protezione che li ha assistiti, ma questo i due sindacalisti fingono di non saperlo. E, nella loro malafede, è bene che questo giornale non li segua. Anche se (ma lo traggo da l'Unità) condivido la considerazione per Francesco Scoppola e per Elio Garzillo. Il primo esiliato in Molise, il secondo disinnescato per essersi ribellato alle prepotenze del sindaco comunista (ora promosso deputato) di Modena e del ministro Lunardi, che avevano previsto il tracciato dell'Alta Velocità nel Parco della bella Villa Dallari Vandelli, vincolata. Per difendere il vincolo, Garzillo ha perduto il posto. È opportuno che Rutelli glielo ritrovi. Quanto a Scoppola, lo hanno tenuto lontano dall'Umbria, inviandolo verso lo sperduto Molise, perché, quando era soprintendente regionale delle Marche, osò proporre il vincolo per il Conero, scatenando le ire di tutti i sindaci desiderosi di costruire villette. Se possibile, anche sul colle de l'Infinito. Scoppola, in parte, viene risarcito con una corretta nomina per essere stato allontanato ingiustamente dalle Marche per le proteste dei sindaci di sinistra, preoccupati del suo rigore nella difesa dei monumenti e del paesaggio.

Caro Vittorio, il Giornale non è entrato nel merito delle competenze e della professionalità della dottoressa Garibaldi. Ci siamo limitati a riferire quanto avvenuto: la signora era stata bocciata al concorso e il ministro Rutelli l’ha ugualmente promossa soprintendente. Questa è la notizia. Che i concorsi in Italia non siano una cosa seria non è più una notizia.