Nomine, l’unica intesa tra i Poli è disertare l’aula in massa

Sui nodi Consulta e Vigilanza Rai paradossale accordo bipartisan per non votare: ieri erano presenti appena 87 parlamentari su 952

da Roma

Dite nove volte «assente». Dite una volta «presente». Benvenuti a Montecitorio. Vi trovate, virtualmente, nell’Aula semi-deserta. Dove in mattinata 87 parlamentari, su 952 deputati e senatori «aventi diritto», timbrano il cartellino. Ovvero, meno del 10% risponde alla chiamata per eleggere il nuovo giudice della Corte costituzionale. Non c’è il numero legale, ancora fumata nera. Tutti a casa.
Lo stallo sulla Consulta, intrecciato alla presidenza della Vigilanza Rai, è roba nota. Così come gli sms «bipartisan» per disertare la seduta. Complice, si dirà, lo spettro dello sciopero dei trasporti. Ma questa è un’altra storia. Il nodo politico, infatti, è sempre lo stesso, ed è ancora muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Si tenterà di superare l’impasse nel week-end, ma per ora posizioni inalterate. Il Pdl - i cui capigruppo si sono confrontati con il premier - non accetta veti sul proprio candidato, Gaetano Pecorella. Di contro, l’Italia dei Valori - stando anche alle parole di Antonio Di Pietro - non molla sulla presidenza della Vigilanza Rai, verso cui indirizza da mesi Leoluca Orlando.
Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, la riassume così: «Confermiamo la proposta di Pecorella, invitando tutti alla reciproca rimozione di veti. Poi, saremo anche disposti, con realismo, ad accettare la proposta per la Vigilanza Rai che, come noto, non ci entusiasma». Stessa linea per il capogruppo vicario alla Camera, Italo Bocchino (anch’egli, insieme con Fabrizio Cicchitto e Gasparri, a colloquio con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi): «Abbiamo registrato un atteggiamento non responsabile dell’opposizione sul nostro candidato. A questo punto, faremo lo stesso». Insomma, fa notare il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, «ci saranno altri sviluppi, ma al momento non c’è una soluzione già pronta».
Difatti, al netto di colloqui e telefonate tra le parti annunciate in queste ore, si rimanda tutto a lunedì (la convocazione è per le 15). Il Cavaliere, dal canto suo, preferisce non intervenire in prima persona, delegando la questione ai responsabili dei gruppi parlamentari. Mentre Walter Veltroni, forse per prendere tempo e non irritare l’Idv, alla luce pure della delicata partita che si giocherà per le Regionali in Abruzzo, sminuisce: «Il problema fondamentale è la vita delle persone, la gravissima crisi economica», il resto è «secondario».
Intanto, si fanno sentire Gianfranco Fini e Renato Schifani. Il primo reputa «evidente» che «i nodi sono di natura esclusivamente politica». Ecco perché confida nella «responsabilità dei dirigenti». Il secondo, invece, lancia il suo «appello a tutte le coalizioni, affinché facciano uscire il Parlamento dall’immobilismo che stiamo vivendo». Nel frattempo, i Radicali - presenti ieri in Aula con tanto di striscione interrogativo e polemico («Fino a quando?») - si appellano al capo dello Stato e chiedono di essere pure ricevuti al Quirinale.
Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, lo spiraglio per una «soluzione alternativa» forse c’è. Per la Consulta, infatti, i democratici, così come i dipietristi, voterebbero Giorgio Spangher, qualora il Pdl decidesse di sostituire Pecorella. Ma in questo caso, Orlando non potrebbe mai guidare la Commissione di Palazzo San Macuto.