Nomine nella sanità: lotta per la poltrona tra Cl e il Carroccio

La Lega punta al Fatebenefratelli e al San Carlo. Oltre 500 i candidati, si deciderà entro dicembre

Il tira e molla fra Lega e Cl è una delle poche certezze della corsa alle nomine della sanità: una punta al raddoppio, ma l’altra (che detiene una decina di poltrone sulle 32 del Pdl) non cede. La partita si chiuderà due giorni prima di Natale e diventa sempre più fitto il lavoro dietro le quinte per scegliere i 44 super manager che dirigeranno ospedali e Asl.
Il Carroccio, forte del 26,2% dei voti conquistati alle scorse elezioni regionali, punta a ottenere 22 posti e mette gli occhi su incarichi di un certo calibro: l’ospedale San Carlo, dove cercherà di sbaragliare il direttore generale Antonio Mobilia (sostenuto dall’assessore Romano La Russa e vicino all’ex An), il San Paolo e il Fatebenefratelli, dove pare voglia giocare un carico da novanta come Giuseppe Rossi, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Lodi nonché chitarrista dei «Distretto 51», la band del ministro Roberto Maroni.
In area Cl, Pasquale Cannatelli potrebbe lasciare il Niguarda per andare a dirigere l’ospedale San Gerardo di Monza e c’è aria di spostamento anche per Francesco Beretta, già al suo secondo mandato alla guida degli Istituti clinici di perfezionamento. Con tutta probabilità Luigi Corradini, direttore del Fatebenefratelli, sarà costretto a lasciare per questioni anagrafiche: tra i criteri per scegliere i nuovi manager della sanità, su un elenco di oltre 500 nomi, si pensa di escludere chi si avvicina ai 70 anni. Tra i pensionabili del Pdl ci sono anche Luigi Sanfilippo (ospedale di Pavia), Roberto Testa (Asl di Bergamo) e Piergiorgio Spaggiari (istituti ospedalieri di Cremona). In forse anche la riconferma di Giuseppe Catarisano al San Paolo.
Tra i number one a rischio ci sono anche quelli vicini all’ex An: da Carmelo Scarcella (Asl di Brescia), sostenuto dall’onorevole Viviana Beccalossi, a Germano Pellegatta (Asl Milano 2) sostenuto da Pier Gianni Prosperini, l’ex assessore regionale arrestato per tangenti lo scorso dicembre. In bilico, per questioni di voti, anche Alberto Scanni, direttore generale del Sacco, vicino all’allora udc Domenico Zambetti.
Fuori dai giochi anche Carlo Antonio Chiarico, l’ex direttore dell’Asl di Pavia, coinvolto nella maxi inchiesta sulla malavita organizzata, e Pietrogino Pezzano (Asl Monza e Brianza), fotografato assieme ad alcuni affiliati alle cosche. I criteri per le nomine sono ferrei: fedina penale pulita e un incarico da dirigente ricoperto almeno per cinque anni. Non sono ammessi alla corsa i candidati che sono semplici consulenti o liberi professionisti. Sbarra alzata per i co.co.co. e co.co.pro. purché possano documentare di lavorare per 20 ore alla settimana. Sembra che gli ex di An siano quelli che pagheranno il prezzo più alto del nuovo riassetto politico. Ma l’assessore regionale Romano La Russa pare ottimista: «Non credo scattino molte ghigliottine - afferma - soprattutto per chi ha lavorato bene, come ha fatto Mobilia al San Carlo. L’importante è garantire la continuità, soprattutto per i direttori che sono alla prima nomina e che hanno bisogno almeno di altri tre anni di lavoro per completare i progetti iniziati». Non è ancora chiaro se la durata delle nuove nomine si estenderà fino a 5 anni o si fermerà a tre. Ma la seconda ipotesi è la più probabile, soprattutto in attesa di capire se ci sarà o meno il voto anticipato.
In Lombardia ci sono 15 aziende sanitarie locali, 29 aziende ospedaliere e un’azienda regionale di emergenza urgenza. I 44 direttori generali in carica scadranno con la fine dell’anno. I quattro Irccs (istituti di ricerca) presenti in regione sono guidati invece da un vero e proprio consiglio di amministrazione i cui direttori scadranno alla fine del 2011.