Nomine Rai e Consulta: pressing di Napolitano

Il presidente della Repubblica: "Prevalga la consapevolezza dell'inderogabile costituzionale da adempiere". Resta l'ostacolo della candidatura di Leoluca Orlando alla vigilanza Rai

Roma - Subito le nomine Rai e Consulta: è «un obbligo» al quale le Camere «non possono ulteriormente sottrarsi». Subito un accordo tra i poli per «perfezionare gli adempimenti di cui si lamenta violazione»: la «perdurante incompletezza» dei due organismi, sostiene Giorgio Napolitano, «tocca la funzionalità di importanti istituti di garanzia». Quindi, cari signori parlamentari, datevi da fare e presto. «Su ogni, pur comprensibile, diversità di valutazioni politiche, prevalga la consapevolezza dell’inderogabile dovere costituzionale da adempiere».

Il pressing del capo dello Stato scatta dopo una telefonata «molto cordiale» con Marco Pannella. Il leader storico radicale è in sciopero della fame e della sete, come spiega lo stesso Napolitano, per la «persistente mancata elezione di un giudice costituzionale e del presidente della commissione di vigilanza sulla Rai». Una ferita che ovviamente «preoccupa» parecchio anche il Quirinale, che da mesi spinge per far riempire le caselle mancanti. La Rai è chiaramente il caso più grave. «Ho fatto presente l’impegno con cui da tempo seguo queste vicende, lo sanno bene i presidenti della Camera e del Senato», dice, respingendo così anche l’accusa di immobilismo che gli ha rivolto Antonio Di Pietro, che gli chiedeva di fare qualcosa di concreto. Il presidente «segue da tempo». Ma adesso che il lavoro sotto traccia non basta più, che i contatti e la moral suasion continuano a rimanere inascoltati, è giunto il momento degli appelli pubblici e del richiamo alla responsabilità.

«Le norme e la prassi vigente - si legge infatti nel comunicato del Colle - prevedono per fondati motivi di equilibrio, a tutela del pluralismo e a presidio dello Stato di diritto, l’espressione di maggioranze qualificate e la realizzazione di ampie intese». Una procedura complicata che però «non ha impedito in tempi recenti, e segnatamente all’inizio della XV legislatura, il rispetto di scadenze delicate». Insomma, è una questione di volontà politica.
L’intervento di Napolitano viene applaudito da tutti, compreso Di Pietro, che però sembra volerlo derubricare a un «atto formale», sia pure «apprezzabile». Ma sulla strada di un’intesa resta l’ostacolo principale, la candidatura di Leoluca Orlando alla vigilanza Rai, sulla quale c’è il veto del centrodestra. Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera, propone di lavorare a «una rosa di nomi» e, a sorpresa, ottiene l’ok di Pierferdinando Casini: «Può essere un modo per uscire da questa difficoltà».

E se l’Udc vuole smarcarsi dalle altre opposizioni, dal Pd non arrivano ancora segnali di apertura: «La maggioranza si assuma le proprie responsabilità», affermano i capigruppo Finocchiaro e Soro. E Di Pietro: «Una rosa? Leoluca Orlando, Orlando Leoluca...» . La soluzione appare ancora lontana. «La politica - commenta il ministro della Difesa Ignazio La Russa - ha i suoi tempi».