Nomine, ultimo blitz di Prodi negli enti pubblici

Angelo Rovati, consulente del premier, fa capire in tv che l’esecutivo
cercherà di occupare Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Poste e Tirrenia.
Il centrodestra compatto chiede di bloccare il valzer di poltrone:
"Deve vigilare il capo dello Stato"

Roma - «Se è un governo nella pienezza dei poteri, le può fare. Se invece è un governo che deve gestire l’ordinaria amministrazione, non lo so...». Angelo Rovati, già consulente di Romano Prodi e responsabile di quella che scherzosamente (ma non troppo) fu definita la «Divisione Rimozioni e Nomine» di Palazzo Chigi prima dello scandalo Telecom, ieri ha lasciato trapelare che l’esecutivo sfiduciato avrebbe l’intenzione di affrontare la questione degli avvicendamenti ai vertici delle aziende pubbliche.

Ospite della trasmissione In mezz’ora, Rovati ha dichiarato che «la finanza è una brutta bestia e le scelte devono esser fatte con delicatezza» ricordando che «il governo era alla vigilia di decisioni molto importanti nel settore degli enti pubblici, la fusione dell’Inps con altri istituti, con Treu commissario, che avrebbe portato ben 3,5 miliardi di risparmi nei prossimi 5 anni». Questo l’unico esempio concreto, ma ovvio che sul tavolo ci siano anche i consigli di amministrazione di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Poste e Tirrenia. L’imprenditore-consulente ha precisato inizialmente che ogni sua affermazione non era «riferibile a Prodi», ma excusatio non petita...
Allo stesso modo, l’architetto della campagna elettorale del Professore («pseudotesoriere» lo definì il diessino Sposetti) ha voluto esprimere la propria opinione sulla questione Alitalia. «C’è una trattativa aperta con Air France - ha detto - e se si chiude, bene. Altrimenti c’è il rischio di fallimento».

Ovvia la preoccupazione del centrodestra dinanzi agli scenari prospettati da Rovati. «Il piano SuperInps - ha ricordato il responsabile lavoro di Forza Italia, Maurizio Sacconi - è stato bloccato da una lettera congiunta di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil». Poi, ha spiegato il senatore azzurro, «la costituzione di questo nuovo ente dipende dall’esercizio di una delega che non rientra nell’ordinaria amministrazione nel cui ambito potrebbero invece ricadere le nomine nelle aziende pubbliche». Secondo alcune fonti, la «lobby bolognese» (vedi articolo sotto), coordinata dal ministro Santagata, avrebbe lavorato molto alla nomina dell’ulivista Treu a SuperInps.

Maurizio Gasparri (An) è ottimista persino sulla possibilità di stoppare il valzer di poltrone. «Le assemblee - dichiara al Giornale - si possono rinviare oppure si possono mantenere aperte fino all’insediamento del nuovo esecutivo perché il ruolo di azionista non può essere esercitato da un governo sfiduciato». È necessaria la massima trasparenza, aggiunge, perché «sarebbe pericoloso se un ministro come Padoa-Schioppa, colto in fallo sui casi Speciale e Petroni, “manipolasse“ i consigli di amministrazione».

Più che ricercare intese bipartisan (i vertici di Eni ed Enel furono nominati dal centrodestra e hanno conseguiti ottimi risultati, ndr), secondo Gasparri, «si potrebbe chiedere agli amministratori eventualmente nominati di rimettere il mandato nelle mani del nuovo governo». Il deputato di An ha comunque dato mandato a un consulente legale di studiare la situazione. La crisi, comunque, ha già determinato un risultato: «Il prossimo cda Rai sarà nominato in base alla legge che porta il mio nome», conclude.

«Quelle nomine - incalza il liberal Daniele Capezzone - non possono essere considerate ordinaria amministrazione e serve molta vigilanza (la stessa che l’azzurro Giro ha chiesto al presidente della Repubblica; ndr) per evitare che un governo morto compia un ultimo colpo di mano».