«Non abbiamo bisogno di stancare i cittadini con tante parole al vento»

Sandro Biasotti. Ufficialmente non è ancora lui lo sfidante, il candidato alla riconquista della Regione Liguria per il centrodestra. Ma se è per questo neppure Claudio Burlando è sicuro di essere richiamato dal resto dell’arco istituzionale per mantenere la poltrona più importante di piazza De Ferrari. Anzi, forse rispetto a Burlando, Biasotti ha dalla sua un’assenza pressoché totale di concorrenti all’altezza, quasi una garanzia di essere l’unico campione da schierare se si vuole scendere in campo per vincere. Né lui, né Claudio Scajola con il quale ha ormai consolidato un rapporto decisamente logorato in un ormai lontano passato, hanno infatti fretta di lanciare la campagna elettorale. E sono stati delusi quanti indicavano la convention di Varazze come la sede ideale per l’annuncio della candidatura. La tappa fondamentale per la nascita del Pdl in Liguria è stata esclusivamente dedicata a formare un nuovo partito. Quasi a dimostrare che il candidato non è certo un problema. Neppure la scelta di far confluire il movimento arancione nel Pdl ha rappresentato un ostacolo.
E lui, il candidabile, continua il suo lavoro per la Liguria da Roma. Al contrario di Burlando non interviene spesso, ma lo fa per annunciare scelte decisive per la Liguria prese in accordo tra governo e parlamento.
Onorevole Biasotti, fa il timido?
«No, perché? Non ho bisogno di essere sui giornali tutti i giorno senza motivo».
Burlando però è da tempo in campagna elettorale.
«Evidentemente lui ne ha bisogno. D’altra parte è chiaro. È in forte ritardo, deve recuperare. Sa che quello che ha fatto in questi anni non gioca a suo favore».
Perché lei non parte?
«Perché non credo sia utile una campagna elettorale così lunga. Iniziare già ora vorrebbe dire stancare anche la gente».
Non è che non parte perché non l’hanno ancora designata?
«Se è per questo la scelta di non candidarmi ancora ufficialmente la condivido a fondo. È una questione anche di correttezza. Prima delle regionali del 2010 vengono le europee e le amministrative del 2009. Come si fa ad annunciare un candidato per la Regione senza prima aver scelto chi andrà a conquistare Savona o scenderà in campo per Bruxelles?»
Nel frattempo Burlando non rischia di avvantaggiarsi troppo?
«Io non ho più bisogno, come la prima volta, di farmi conoscere. Quando sfidai Mori la mia notorità era al 15 per cento. Ora mi conosce il 92 per cento della popolazione. Dovrò soprattutto parlare di programmi».
E quanto serve?
«Beh, negli Stati Uniti scelgono l’uomo più potente del mondo in una campagna elettorale fatta davvero a fondo solo negli ultimi tre mesi».
E cosa dovrà dire ai liguri?
«Noi del centrodestra non dobbiamo fare tante parole a vuoto, fare promesse, cercare consenso tra i sindaci amici. Noi siamo abituati a fare i fatti».
Ad esempio?
«Il miliardo stanziato dal Cipe per il Terzo Valico. Soldi veri. E i finanziamenti tornati per l’Iit. Tutto dopo due anni di Prodi-Burlando che non hanno fatto nulla e anzi hanno tolto quello che c’era. Bisognerebbe dire anche queste cose andando in giro per la Liguria, invece che nascondersi dietro al fatto che il miliardo del Cipe è solo il 20 per cento della spesa totale».
Eppure Burlando continua a girare e a parlare con tutti.
«Mi ripeto: evidentemente ne ha bisogno. Anche perché lui non è neppure sicuro di essere ricandidato. E così rafforza l’idea che debba essere lui il prescelto».
Insomma, quando la sfida diventerà ufficiale?
«Ogni cosa al momento giusto».