«Non abbiamo mai dato soldi a Sirchia»

«Noi non abbiamo dato soldi all'allora ministro della Sanità». Lo hanno detto ieri, interrogati dai pubblici ministeri Maurizio Romanelli ed Eugenio Fusco, gli amministratori della società Persana, produttrice di sacchi per contenere il sangue, indagati per corruzione nell'ambito dell’inchiesta che vede tra gli indagati anche l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia. Attraverso l'avvocato Emanuele Grasso Squassoni che assiste Romanelli e Fusco, i due amministratori hanno fornito prove cartacee per dimostrare che quei 230 milioni di lire, di cui si parla nel capo d'accusa e che fanno tanto sospettare gli inquirenti, furono in realtà versati con assegno a Carla Macchi, a titolo di rimborso quote, allorché la stessa decise di uscire dall'azienda poi fallita. La documentazione fornita dai due uomini indagati è ora al vaglio dei magistrati della Procura che sono pressoché alla fine delle indagini e stanno per dichiarare chiusa l'inchiesta col deposito degli atti a disposizione delle parti. Nelle indagini che coinvolgono 18 persone, l’ex ministro Sirchia compare per relazioni medico-scientifiche che «non sembrano» adeguate «a giustificare la prestazione» di consulenza.