Per non affondare a sinistra creano sei nuove Fondazioni

L’opposizione latita, ma i «pensatoi» proliferano: gli ultimi sono quelli di Fioroni, Bertinotti e Pecoraro Scanio

da Roma

Essendoci ben poco da inventare, specie a sinistra, si fonda. Ma a discapito dell’etimologia, oggi la fondazione non riguarda più un partito, una corrente, una bocciofila. Si fonda tanto per non affondare, e dunque si fonda fondando sul fondato sospetto che non serva poi a un granché. Si fonda insomma sul nulla, sul trito-e-ritrito, sul «pensatoio». Niente di più aleatorio delle fondazioni annunciate dai politici in disarmo, niente di più inutile e autoreferenziale. Prova ne siano gli ultimi «fondatori» annunciati: Alfonso Pecoraro Scanio e Beppe Fioroni.
Un tempo si sarebbero fatti magari un circolo o una sezione, magari con la bella bandiera che pure avrebbe fatto immaginare un corredo identitario. Ora piuttosto si propone di «riflettere assieme», «elaborare il futuro», «organizzare incontri e confronti»: tanto per non perdere l’abitudine e l’attitudine, incontrare amici di una vita, vedersi così senza una ragione. E soprattutto, come nelle note di una canzone d’amore, «senza impegnarsi troppo». Politica senz’anima, lussuoso rifugio per qualche passerella rinfrancante, specie agli habituée dell’autoblu.
Cominciò Max D’Alema, non fidandosi poi troppo della Bicamerale, e tantomeno dell’allora governo Prodi. Il 6 gennaio ’98, come ricorda il reducismo del sito ufficiale di Italianieuropei, «un gruppo di personalità della cultura riformista italiana convocava a Roma, nei locali dell’istituto San Michele, un seminario pubblico...». Acqua passò sotto i ponti: quella che doveva essere una corrente di pensiero capace di guidare l’Ulivo prodiano fu messa in secondo piano dal ribaltone che portò prima D’Alema e poi Giuliano Amato (il co-fondatore) a Palazzo Chigi. L’Istituto resse, e regge ancora brillantemente tra i marosi della politica di centrosinistra, oggi cercando di fondare una «rete di personalità» che dia corpo all’evanescenza del Pd veltroniano. Chiamarlo «corrente», no.
D’altronde è terribilmente trendy prepararsi gli ancoraggi politici futuri sotto il tetto di una Fondazione. Forma di organizzazione nobile, senza finalità di lucro, lanciato alla ribalta mondiale dai lasciti del celebre inventore della dinamite, Alfred Nobel. Nel mondo anglosassone tante sono state le fondazioni politico-culturali, presiedute da personalità di spicco, che hanno dato vita a progetti importanti. Strada seguita anche dall’ex vicepresidente Usa Al Gore e, più di recente, dall’ex presidente francese Jacques Chirac (sua la Fondazione per lo sviluppo), nonché dall’ex premier britannico Tony Blair (Fondazione per il dialogo tra le fedi). Con Blair ci si avvicina più da presso al ristretto orizzonte dei nostri piccoli reduci. Così l’ex presidente della Camera Bertinotti, ancorché presidente della Fondazione Camera (fondata nel 2003 da Casini), immagina di lanciare la sua Fondazione per ri-fondare Ri-fondazione (caso di superfetazione dell’uguale).
Ancora più scalpore promettono la Fondazione per l’ambiente che costituirà Pecoraro Scanio assieme a Gianfranco Amendola. Immancabile think thank che si propone di «rigenerare le basi ecologiste e riaggregare risorse» (senz’altro riciclabili). O quella supercattolica annunciata dall’ex ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, in evidente crisi di bulimia politica. Se la nuova Unità di Soru è ormai proprietà di una Fondazione, molti «fondisti» incalliti vorrebbero che la Rai si «liberasse dai vecchi schemi e affidasse la gestione a una Fondazione» (Giulietti). Saldi pilastri si gettano ancora all’interno del Pd, dove la sinistra cerca il rilancio «fondandosi» per non affondare. Borgna, Crucianelli, Nerozzi, Livia Turco e Vita tra i promotori della Fondazione che sarà un modo per dirsi «non perdiamoci di vista». Essenziale, dentro un partito che in alcuni manifesti romani già si propone come «Nuovo Pd». Rifondalo anche tu, un giorno potrai dire: io c’ero, lo affondavo.