Non Amato

Rino Formica, in una lettera al Foglio, ha parlato di Giuliano Amato nei seguenti termini: «Inganna con la parola la verità dei fatti, copre i propri desiderata con l’illusione del bene comune, fa apparire sottile ciò che è grossolano, è un mero esecutore, è da rigetto quando ha dovuto decidere da solo, trasforma l’oro in friabile argilla, è sottile se è al servizio, è sfuggente se si mette in proprio». E già queste son bastonate mica da ridere: tuttavia Formica parla il linguaggio immorale della politica, ma noi no. Noi vogliamo darci la parte di chi aborre il moralismo ma non la moralità, dunque le parole di Formica non ci bastano. Noi di Giuliano Amato vogliamo anche rammentare il profilo tartufesco e ipocrita, la sua fisiologica impopolarità di professorino la cui parola vale poco o nulla, la disinvoltura con cui si lasciò alle spalle il leader politico che lo forgiò, il curriculum da burocrate calato dall’alto, da omino che piace alla gente che dispiace, da accademico di cui facciamo una fatica diabolica a ricordare i meriti non convegnistici: l’archetipo, per farla breve, di quanto sia più estraneo possibile a quel processo di identificazione minima (dico minima) che dovrebbe riguardare il rapporto tra i cittadini e il loro Presidente. Se il Parlamento vuole eleggere un politico, elegga un politico, non Amato; se vuole eleggere un impolitico, elegga un impolitico, non Amato.