Non avrei pubblicato le foto, ma la censura è peggio

Enrico Mentana
Caro Belpietro,
ho letto dell’ammonizione, o avviso di garanzia, o come altro lo vogliamo chiamare, che ti ha inviato l’Ordine dei Giornalisti. Come ben sai ho duramente contrastato la vostra scelta di fare il nome di Sircana a proposito di Vallettopoli: i motivi della nostra contrapposizione sono immutati, e continuo a credere che quella scelta sia stata sbagliatissima. Ma stiamo parlando di due opinioni radicalmente diverse, non di una verità ufficiale e di un’eresia che invece va sanzionata.

Proprio perché ho preso e difeso una posizione opposta alla tua, ora non posso permettere che tu venga represso o intimidito: la libertà di espressione e di opinione è di tutti, ed è la sola cosa che ci permette di discutere, polemizzare, dividerci o concordare. Non si può considerare la libertà di stampa come una sorta di fisarmonica che si allarga quando riguarda «nani e ballerine», e si restringe quando sfiora i politici: per questo penso che anche la decisione dell’Autorità Garante sulla Privacy costituisca una grave lesione dei diritti di tutti noi, giornalisti e cittadini (senza che possa più salvaguardare nessuno dei personaggi grandi e piccoli toccati dall’inchiesta di Potenza, e citati dall’enciclopedica ordinanza del Gip con una sconcertante dovizia di particolari, di cui sfugge l’utilità ai fini giudiziari).

Andava bene a tutti il fiume di brogliacci e intercettazioni che mise ko i furbetti del quartierino e l’ormai imbarazzante Fazio, purché non si toccasse la politica. Mentre fu allarme rosso quando sembrò, pochi mesi fa, che gli spioni Telecom avessero registrato telefonate eccellenti a destra e a sinistra. Ricordi? Il governo varò nel volgere di poche ore un decreto anti-intercettazioni da stato d’emergenza, che il Parlamento era pronto ad approvare coralmente. Poi si seppe che gli spioni avevano in mano «soltanto» il traffico delle chiamate, e non il loro contenuto. E il decreto, così indispensabile, così urgente, fu subito accantonato.

Ora vedrai che l’emergenza-Woodcock lo farà riesumare in fretta e furia. La cosa peggiore è che queste contraddizioni adesso vengano scaricate su di noi, come se quest’ondata di fango politico e giudiziario potesse essere arginata – o peggio occultata - dalle dispute tra giornalisti o dai diktat alla stampa. Spero d’esser stato chiaro, nonostante la penna storta...