«Non basta interdirlo. Per Ricucci servono strumenti più efficaci»

Il gip Forleo annulla la sospensione dagli incarichi societari. Indagini sui conti all’estero di Fiorani

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Essendo Stefano Ricucci dominus del gruppo immobiliare Magiste, la nuova richiesta di sospensione dalle cariche sociali avanzata dai Pm va respinta perché servirebbero «strumenti più efficaci». In altre parole, con la scelta di Ricucci di farsi sostituire da suoi uomini di fiducia ai vertici della struttura, la sospensione perde di efficacia. Insomma nessuna nuova interdizione per il marito di Anna Falchi.
Ricucci gestisce Magiste. A sorpresa il gip Clementina Forleo ha infatti respinto la richiesta dei sostituti Eugenio Fusco e Giulia Perrotti di prolungare ulteriormente la misura interdittiva. «Le esigenze cautelari sono così intense - si legge nel provvedimento - che non possono essere salvaguardate dalla misura in corso. L’interdizione non è idonea nel caso di specie per difetto». La Forleo critica apertamente la scelta di Ricucci di affidare la Magiste a due collaboratori di totale fiducia come l’avvocato pugliese Guglielmo Fransoni e Luigi Gargiulo. Anche loro sono finiti nell’inchiesta visto che vennero fermati al valico di Chiasso a bordo di un’auto e con documentazione relativa alle società estere di Ricucci. Come dire: l’immobiliarista ancora gestisce e controlla le sue imprese. Inoltre, potrebbe aver mentito ai Pm visto che nei suoi verbali offre ricostruzioni diverse da quelle prospettate degli inquirenti. Non da ultimo la Forleo evidenzia il rischio di reiterazione dei reati: Ricucci continua infatti a dirigere società che operano all’estero.
Cosa accadrà ora è difficile dirlo. Ogni previsione sarebbe azzardata. In procura infatti si sceglie una posizione d’attesa. Si attende che l’aggiunto Greco rientri dalla capitale e valuti il provvedimento della Forleo. Bisogna anche vedere se cambierà qualcosa ai vertice di Magiste, tenendo conto che gran parte dei pacchetti azionari in portafoglio a Ricucci (da Antonveneta a Rcs) sono stati ceduti, altri sono al centro di trattative. Difficile quindi che la procura avanzi una richiesta cautelare più pesante. Non ce n’era bisogno un paio di settimane fa, quando venne richiesto il rinnovo dell’interdizione, non sembrano essercene i presupposti ora. Al momento prevale quindi la linea della moderazione voluta da Manlio Minale e dall’aggiunto Francesco Greco.
Fiorani e i conti svizzeri. Insomma, proseguono le indagini. A iniziare da quella sul patrimonio riconducibile a Gianpiero Fiorani. Non solo immobili, ville tra la Sardegna e la Costa Azzurra, ma anche conti correnti che gli investigatori ritengono riconducibili al banchiere di Lodi e gestiti da prestanome. In procura si deve decidere se indagare Fiorani per appropriazione indebita e alcuni dei prestanome per riciclaggio. Una scelta che avrebbe ripercussioni immediate sulle indagini favorendo le rogatorie e l’acquisizione degli estratti di questa mezza dozzina di conti correnti aperti in Svizzera. Su questi depositi Fiorani, davanti ai Pm Fusco e Perrotti è stato evasivo, riservandosi di rispondere in un momento successivo. Ma in Procura si vogliono stringere i tempi. Da quei conti potrebbero aprirsi nuovi fronti investigativi. Bisogna infatti vedere se sono transitate robuste somme di denaro, chi ne ha beneficiato e se sono stati effettuati significativi prelievi in contanti. Le somme sono andate all’entourage di Fiorani, ai suoi più stretti collaboratori o qualcun altro ha giovato di erogazioni, magari estero su estero? Una risposta non arriverà subito. Su questa cassaforte occulta, infatti, si sa ancora poco, pochissimo. Nelle numerose perquisizioni non sono saltati fuori né documenti né appunti utili per ricostruire la movimentazione più recente. Di sicuro l’ipotesi del riciclaggio, se e quando dovesse essere formalizzata, darebbe un’accelerazione a ogni indagine da avviare oltre confine.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it