(Non) basta il pensiero

di Serena Coppetti

Ammettetelo. Se appartenete a quella tipologia di persone che comprano i regali di Natale sempre all'ultimo momento o giù di lì, adesso cominciate ad avvertire la pressione del tempo. Ogni anno, puntuale come il cinepanettone e lampante come le luminarie natalizie, si dipana la solita trama: ovvero, corsa all'ultimo regalo con immancabile titolo di coda «l'anno prossimo, giuro, comincio a comprarli a ottobre...». Invece, riecco dicembre. Rieccovi a camminare scrutando tra le vetrine alla ricerca di un'idea, per lui, per lei, per il capo, l'amica i figli i nonni i nipoti la zia la suocera... Per quelli che «ci facciamo un saluto prima di Natale» (come se non ci fosse un domani) e per quelli che «non ci vediamo mai dobbiamo assolutamente farlo prima di Natale» (e perchè?). Vorrai mica arrivare a mani vuote? E allora eccola lì, la scorciatoia verso la meta comincia a farsi intravedere. Basta il pensiero..., si sa. Come a voler dire che qualunque cosa sia stata impacchettata, in fondo in fondo, poco conta. Invece il pensiero non basta proprio per niente, se dietro quella parola «pensiero» si intende tutt'altro dalla «cosa pensata». Quasi l'opposto, senza dover arrivare alla prima-cosa-che-capita, anche la cosa-qualunque stona. Con quella frasetta già che bell'e pronta, basta il pensiero, arricchita dal tempo e dalla somma spesi per l'acquisto, si pensa di sistemare tutto. E si sciupa tutto. Ricevere un regalo inadatto è come sentirsi dire «di te mi interessa poco o niente». Sottigliezze psicologiche? Non proprio. La paura di sbagliare ha fatto fiorire mille card che «così ti compri quello vuoi» e intanto mi tolgo una preoccupazione oppure porta a corredare i pacchetti di scontrini-cortesia per avere l'ultima via d'uscita. Altro che gesto banale. Il regalo, messo all'indice come frutto di superficiale consumismo, parla di noi. Svela una relazione. Porta a galla emozioni. L'idea di non sapere cosa regalare a qualcuno infatti ci mette in crisi. Non soltanto perchè tocca spremersi le meningi ma anche perché con quel gesto mettiamo la nostra impronta. Specie a Natale quando aprire quei pacchetti diventa un rito. Quando nella memoria di ciascuno di noi c'è sempre un orribile maglione della zia davanti al quale si è dovuto sorridere a denti stretti o il profumo dell'amica mai spruzzato. «Nessun regalo è troppo piccolo da donare, e nemmeno troppo semplice da ricevere, se è scelto con giudizio e dato con amore» diceva Franz Kafka. E allora quest'anno sotto l'albero pensiamo a mettere più doni che regali, riacquistando quella sottile differenza (non solo) etimologica che non prevede ricompensa.