«Non c’è nessuna crisi politica è stato uno scandalo voluto»

Sgarbi non demorde: «L’opera merita un’esposizione a sé in gallerie private»

da Milano

Vade retro. E mai titolo fu più premonitore. L’ira di Letizia Moratti, sindaco di Milano, spranga le porte di Arte e omosessualità, la mostra che già presentata da giorni alla stampa e alla vernice di lunedì scorso, non aprirà. Chiusa oggi e chiusa sicuramente anche domani quando, durante una giunta che sarà di fuoco, l’assessore Vittorio Sgarbi è chiamato a esporre a sindaco e colleghi lo stato (è proprio il caso di dirlo) dell’arte. Porte sbarrate, comunque, per ordine della Moratti finché ogni singolo lavoro non sarà accuratamente esaminato. Niente opere blasfeme, via anche quelle esagerate e oltraggiose. Ma fuori dal Palazzo della Ragione (si chiama proprio così) soprattutto quelle che ritraggono ragazzini o hanno ispirazione anche vagamente pedofila. In caso contrario la mostra salterà. Gli organizzatori? Minimizzano. «Il catalogo va ristampato, probabilmente l’apertura sarà spostata».
Togliere dall’esposizione la scultura di Paolo Schmidlin con papa Ratzinger in tanga, calze autoreggenti e forcina nel caschetto biondo platino non ha dunque evitato a Sgarbi lo stop. Inutile acquistare Miss Kitty, l’opera che dopo la tanta pubblicità sembra abbia raggiunto e probabilmente superato il valore di 20mila euro. La Moratti non fa sconti. Al macero 3.500 copie del (bel) catalogo Electa con la pagina dedicata e Benedetto XVI e il logo del Comune in bella vista con il patrocinio. Beato chi ne possiede già una. Nessuna notizia, invece, dal mercato sull’Ecce trans, il fotomontaggio dei ConiglioViola che ritrae il portavoce del governo Silvio Sircana mentre accosta al marciapiede ma, al posto del «bello di notte», si intrattiene con un Gesù Cristo. I torinesi Fabrice Coniglio e Andrea Raviola, maestri della provocazione come dimostra il loro ultimo «arrembaggio» alla Biennale di Venezia, questa volta hanno sbagliato bersaglio. Non si scherza sul governo, non fa ridere e non è arte se è di centrosinistra. E, infatti, nessuno si sogna di difendere il loro capolavoro e la loro libertà d’ispirazione. Lunghissima, invece, la lista di chi si spende per l’anti-papa Schmidlin. A cominciare da Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e deputato dell’Ulivo. «L’inquisizione - lancia l’allarme lambendo il ridicolo - ha riacceso i roghi a Milano». Disappunto per l’opera sul Papa, non per Sircana. «Faremo - annuncia - un Salon des Refuses come gli impressionisti nel 1863 che decisero di presentare le loro opere, rifiutate dal più bieco conservatorismo e tradizionalismo». In mostra i tagli milanesi, ma anche «quelle censurate a Bologna». Ovvero, tanto per proseguire nella galleria degli orrori, la Madonna che piange sperma. Tra le opere da ripescare, secondo Grillini, la vittima più illustre «è il Saint Sébastien di Pierre et Gilles». E poi «le fotografie di nudo che ben avrebbero corredato l’immaginario gay nell’arte, le cinque di Mapplethorpe». Secondo Grillini censurati anche i ponti di Londra della coppia di artisti Gilbert&George, Il celebre San Sebastiano del ConiglioViola e Cappella privata, un video a colori di sessanta secondi loop di Moio&Sivelli.
Ma, visto che ci siamo, sempre nel catalogo (supervisionato da Sgarbi) a pagina 60 c’è una riproduzione da Repubblica dove chi tiene la rubrica risponde alla lettera di un lettore all’indomani dal gay pride. Titolo, parlando di Milano, «Questa città è una grande icona gay». Proprio sicuro assessore Sgarbi? E lei, sindaco Moratti, l’ha letto?