Non c’è politica senza testimonianza

La manifestazione a favore della famiglia del 12 maggio, a Piazza San Giovanni a Roma, non è in realtà contro nessuno. Mi riconosco completamente nel giudizio di Eugenia Roccella. Anzi, essa deve essere concepita come un momento di sincero riconoscimento della realtà naturale originaria, la famiglia appunto, che apre alla realtà ed alla vita associata la persona. Ecco, allora, che la cifra della manifestazione si lega più compiutamente a due fattori che solitamente vengono ritenuti incompatibili: la testimonianza personale e l’azione politica.
Testimonianza personale sollecitata dalla consapevolezza che, oggi, il cuore della vicenda storica, con le molteplici contraddizioni che viviamo ogni giorno, sia l’unione naturale fra un uomo e una donna, con quella trama di amore e di doveri, che già una grande pensatrice come Simone Weil richiamava all’attenzione dei suoi contemporanei. La stessa civiltà europea ed occidentale, ai nostri giorni, rischia di cedere di fronte al nuovo attacco delle ideologie radical-laiciste, che considerano la vita della persona come l’occasione per la soddisfazione dei diritti individuali, perfino a detrimento dei rapporti e delle relazioni che formano una comunità. Questo è il cuore del problema. Un problema che richiama ed apre a numerose testimonianze di laici agnostici, anche appartenenti alla sinistra comunista. Penso a Barcellona, in nome della realtà naturale e non manipolabile della persona e di ciò che ne costituisce la dimora sacra, la famiglia.
È possibile che nel nostro Paese non si possa trovare una sintesi anche culturale su questo snodo decisivo ed imprescindibile? Domanda retorica, ne sono consapevole, perché constato che la fase storica e culturale è assai aspra e che le vestigia ideologiche sono tutt’altro che un lontano ricordo. Proprio a causa di ciò, la testimonianza personale non può essere trascurata perché, a fronte dell’aggressività ideologica, solo l'io in azione può rappresentare una diga solida e significativa. Da qui, da questa coscienza, nasce tutto. Nasce anche l'azione politica tout court. Perché, ripeto, la questione è politica perché personale e personale in quanto politica.
Tutto si tiene, oggi. Come uomo politico e laico credente, intendo sottolineare decisamente la chance storica che la presenza di un Papa come Benedetto XVI rappresenta, sul piano oggettivo e strategico. Forza Italia è vicina a questo grande Pontefice, che riesce a dialogare con la modernità senza perdere un’oncia di teologia e dottrina tradizionale. È certamente vero che anche nel mio partito non tutto sia pacificato sul terreno del confronto laici-cattolici, inutile nasconderlo, è evidente a chiunque osservi con attenzione la realtà politica italiana. Detto questo, è bene essere chiari e spostare, con un movimento da pensiero laterale, l’attenzione dalla difesa di un astratto modello di «laicità radicale» per cogliere la nuova strada del senso di questo Papato. Esso è l’espressione di una laicità aperta e raffinata, forte di una sintesi innovativa e quindi a tratti spiazzante, sempre efficace, del Vaticano II e della lettura dei «nuovi segni dei tempi», per citare l’espressione coniata dal cardinal Ruini.
È, questa, una nuova laicità, afferma con un taglio maggiormente segnato dalle ricerche antropologiche, il cardinal Scola; questo è, ultimamente, il portato di un discorso pubblico ed ecclesiale, che scompagina gli orizzonti ideologici precostituiti e lancia a noi, laici e anti-laicisti, la vera sfida, quella legata alla vita, all'etica naturale, alla bioetica, alla biopolitica. La nuova strada è questa. Il laicismo è evidentemente anti-moderno, la vera laicità non relativizza i fondamenti naturali della società e aspira ad una verità chiara e netta sull’uomo. Questo è il dato storico attuale. Dunque, quando don Gianni Baget Bozzo scrive, rivolgendosi ai laici di Forza Italia, che l’Occidente val bene una Messa, coglie decisamente nel segno e rilancia, di conseguenza, la partita politica sul terreno storico oggi più che mai fondamentale, la vita e la famiglia. O noi riusciremo a cogliere quest’opportunità, ricostituendoci come grande forza liberal-popolare, vicina alla sensibilità di chi ci dà il consenso e ci sostiene, quel popolo cattolico e comunque non laicista, o l’Occidente rischia di diventare terreno di erosione della politica, anziché fonte ispiratrice di azione e di pensiero.
Del resto, come non comprendere che la «buona battaglia» della laicità sia oggi connessa alla Costituzione repubblicana? Il terreno di confronto è il presente e la società che, qui e ora, intendiamo edificare. La modernizzazione e la coesione sociale sono stati, fin dall’inizio, i princìpi sui quali Berlusconi ha fondato l’esperienza politica di Forza Italia. Ben al di là degli steccati che oggi alcuni definiscono «centristi», formula vuota di contenuti e piena di una politica disancorata dalla realtà e interessata soltanto al potere. Qui la sfida è ben più elevata e riguarda il destino del nostro Paese, dell’Europa e dell’Occidente.
*Coordinatore nazionale

di Forza Italia