Non c’è soltanto Gordon, sono molti i candidati alla successione di Tony

da Londra

Il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown resta in pole position, ma la ribellione in atto nel partito laburista contro il premier Tony Blair sembra indicare che quella di Brown non sarà un’incoronazione a furor di popolo, e che il ministro delle Finanze dovrà lottare per prendere la guida del partito. L’esponente della sinistra laburista John McDonnell, deputato per Hayes and Harlington, da sempre ribelle alla linea Blair, ha già annunciato - unico finora - l’intenzione di candidarsi. Sa anche lui di non avere chance, ma ha detto di voler concorrere «per essere certi che non sia il solito dibattito interno all'élite laburista».
Gli osservatori indicano come un possibile concorrente anche John Reid, il ministro dell’Interno che ha di fatto guidato il Paese durante l’emergenza terrorismo a luglio, mentre Blair era in vacanza ai Caraibi. Lui non si è ancora esposto, ma già c’è chi osserva che, nonostante la sua esperienza in vari ministeri, Reid potrebbe essere ostacolato dal suo caratteraccio, i modi non proprio gentili, e anche il suo essere fortemente scozzese (anche Blair e Brown lo sono, ma in maniera quasi impercettibile, anche nell’accento). Dal canto suo, quando gli viene chiesto, l’affabile ministro dell’Istruzione Alan Johnson non ha mai smentito di avere aspirazioni alla guida laburista. Dalla sua pesa il fatto di non essere uno che ha sempre e solo fatto politica: ha lavorato come postino, e questo potrebbe attirargli simpatie popolari. Margaret Beckett, attuale ministro degli Esteri, che ha retto brevemente il partito alla morte di John Smith nel 1994, ha dalla sua l’idea che il Labour possa finalmente avere una donna leader, e le sue quotazioni in questo senso sono senz’altro più alte di quelle di Tessa Jowell, ministro della Cultura e di Patricia Hewitt, che è titolare della Sanità. In lizza ci potrebbe essere anche l’ex ministro degli Esteri e ora leader laburista in Parlamento Jack Straw.