«Non c’è stata la spallata della destra»

Il premier Prodi: «Se queste sono le rivincite, ne giochiamo tante di partite». Rutelli: «Basta vedere i numeri, l’opposizione non rimonta e noi facciamo un passo in avanti»

da Roma

A Bruxelles, giornata dura per il Professore sul fronte dei conti pubblici. Ma alle sei Romano Prodi si concede un sorrisone: «Le amministrative non sono un test sul governo, perché siamo in carica da cinque giorni. Però, certo, se uno vince è incoraggiato. I primi dati sembrano confortanti. Buono il risultato di Napoli, straordinari quelli di Roma e Torino. Tranne Milano, dove siamo vicini, tutte le città più importanti sono nostre. È andata molto bene, sono contento. Berlusconi? Se queste sono le rivincite, giochiamone delle altre». E ora, dialogo? «Vedano loro...».
A Roma, tocca a Piero Fassino cantare vittoria: «Registriamo un diffuso successo elettorale del centrosinistra, mentre falliscono le velleità di rivincita di Berlusconi». E nella lista delle cose positive il segretario della Quercia non ci mette soltanto «le vittorie nette di Chiamparino a Torino e Veltroni a Roma, il forte vantaggio della Iervolino a Napoli, la conquista di Arezzo, Grosseto, Crotone e Benevento, la conferma nelle province di Mantova e Lucca e nelle città di Siena, Ancona e Savona», ma anche Milano, con «la buona performance di Bruno Ferrante», e persino la Sicilia, «dove il centrodestra prevale ma riduce significativamente i voti».
Aria di festa dunque al Botteghino. Per Valdo Spini le elezioni «hanno confermato il mandato all’Unione a governare». Per Massimo D’Alema «se il tema era la rivincita, allora si può dite che per Berlusconi c’è stata una riperdita». «Se invece il tema erano le amministrative - spiega il vicepremier - allora si delinea una crescita ovunque del centrosinistra, dell’Ulivo e dei Ds dove si sono presentati da soli. Una crescita straordinaria, con una conferma di tutte le nostre amministrazioni, la conquista di parecchi comuni e qualche provincia e un notevole avvicinamento in Sicilia. E a Milano siamo testa a testa». Insomma, «un bel pacchetto», D’Alema è soddisfatto pure in prospettiva: «È la conferma del successo della coalizione, che si consolida nel Paese. Ora possiamo lavorare con tranquillità».
E «confortato» si sente pure Francesco Rutelli. «Un test per le città e per il buon governo di comuni e province - dice il leader della Margherita - e, dai dati usciti finora, anche un test positivo per l’Unione. Avanziamo ovunque, si migliorano praticamente dappertutto i risultati delle politiche. La spallata che Berlusconi voleva dare al governo? La risposta è nei numeri. Mentre il centrodestra non fa nessun recupero, il centrosinistra va avanti rispetto al 9 e 10 aprile». Renzo Lusetti sottolinea «il recupero» di Ferrante a Milano: «La città di Berlusconi, che proprio lì e a Napoli si è impegnato allo spasimo, non raccogliendo un risultato esaltante».
Per il segretario di Rifondazione Franco Giordano «l’Unione consolida e allarga il proprio consenso e, anche dove la Cdl vince come in Sicilia, ha diminuito il divario». Resta il «problema drammatico per il Paese», l’astensionismo: «È necessario individuare un’unica data di voto, per incentivare la partecipazione dei cittadini». Per Oliviero Diliberto «Berlusconi deve mettersi l’anima in pace, i dati confermano l’ottimo risultato del centrosinistra il tutt’Italia, compresa la Sicilia dove la Borsellino ha avuto una notevole affermazione: quanto al Pdci, è in trend di crescita». E per Alfonso Pecoraro Scanio «altro che sfratto, gli italiani hanno premiato l’Unione, dando un importante segnale di incoraggiamento al governo».
Più problematico il giudizio della Rosa nel pugno. «La rivincita del Cavaliere non c’è stata - dice il socialista Roberto Villetti - ma il centrosinistra ha motivi per riflettere anche se è riuscito ad allargare la base elettorale. Molte nostre difficoltà sono dovute alla mancanza di chiarezza su un tema fondamentale come le tasse». «L’Unione prevale - aggiunge il radicale Daniele Capezzone - però non può cantare vittoria perchè i nodi politici restano tutti».