Non c’è Unione neanche fra Garrone e Zara

Il presidente onorario Erg a Telecittà e Telenord: «Vincenzi? Sarebbe un sindaco condizionato dal manuale Cencelli dei partiti»

(...) ha dato il via così ufficialmente, ieri ai microfoni di Telecittà e Telenord, alla campagna elettorale per la conquista della poltrona di sindaco da parte del suo successore alla presidenza degli industriali genovesi. Ma ha fatto imbestialire, prima ancora dei Ds, lo stesso Zara: «Sono arrabbiato e offeso. Io non avrei mai chiesto agli elettori del centrodestra di tradire le proprie convinzioni, perché gli elettori non sono dei pecoroni. E non è giusto che io improvvisamente perda la mia storia e la mia coerenza solo per una battuta di Garrone».
E rieccolo sul ring, il centrosinistra tutto, a soli 24 giorni dalla fatidica data del 4 febbraio. A quella sull’azione di disturbo, ieri Garrone ha affiancato altre dichiarazioni che hanno fatto scoppiare il putiferio. Su tutte quella secondo la quale Marta Vincenzi la candidata ufficiale dell’Ulivo sarà pure un’ottima «che stimo», ma da sindaco sarebbe condizionata, quantomeno nella formazione della squadra, dal «manuale Cencelli dei partiti», mentre Zara no, lui «farà le sue scelte in piena libertà, come ha già fatto con il programma». E a proposito: «Qualcuno di voi l’ha visto il programma dell’Ulivo? - domanda ironico -. Non c’è, ci sono solo enunciazioni generiche». Senza scrupoli, Garrone il petroliere applicato alla politica. L’appello che lancia agli avversari non è rivolto ai partiti, «non mi riferisco agli esponenti», ma a chi solitamente vota centrodestra: «Se hanno a cuore il futuro della città e ritengono che potrebbe essere un ottimo sindaco, possono andare alle primarie a votare Zara, e poi alle elezioni votare il candidato del centrodestra». Il che suona come il tentativo, diabolicamente semplice, di “far fuori” dalla partita SuperMarta.
Del resto, sottolinea Garrone che Zara sarà pure un ulivista convinto, ma in fondo «è un lib-lab, un liberaldemocratico come me, al di là di quel che si diceva in certi ambienti in cui gli si dava del comunista». Se mai, annota, il fatto che Zara non si sia voluto presentare direttamente alle elezioni ma abbia scelto di sottoporsi alle primarie «dimostra la sua straordinaria onestà, perché lui è fra i fondatori dell’Ulivo, fra i sostenitori delle primarie e fra i promotori dell’associazione per il partito democratico». Chiaro che «un uomo così potrà essere un buon sindaco, indipendente, al di fuori dei giochi dei partiti», e questo anche «per la sua straordinaria preparazione» e per le mani libere nella scelta degli assessori: «Zara ha detto “sono un vecchio ma farò una squadra di giovani”, e mentre Vincenzi non potrà utilizzare la legge che consente al sindaco di nominare assessori anche tutti esterni, perché è espressione dei partiti, Zara potrà scegliere in assoluta libertà».
Già che ha scelto il gioco duro, Garrone non dimentica di lanciare un messaggio, più sottile ma efficace, anche agli elettori del centrosinistra: ma chi l’ha detto che Zara è espressione dei poteri forti? Definiamo industriali, s’incattivisce l’industriale: «È l’ora di finirla di pensare che Assindustria è l’associazione dei padroni delle ferriere. Fra gli associati ci sono banche, società di servizi e turismo, operatori portuali, spedizionieri. Con che cosa vivrebbe Genova senza Confindustria? Saremmo già morti». E allora eccolo, l’obiettivo: dipingere la città di Zara-sindaco come la «Genova di tutti», per riprendere lo slogan sulla Liguria utilizzato da Claudio Burlando per la sua campagna elettorale. Peccato che Zara non abbia gradito: «Non ho capito perché la gente si diverte a chiedere a Garrone quello che dovrebbe chiedere a me. Io ho una concezione molto alta della politica, e non ho mai chiesto né mai chiederò voti al centrodestra. Se Garrone lo fa sono affari suoi. Io non sono lui. Gli riconosco il merito di aver acceso una miccia, ma io sono ulivista da sempre, e sono sceso in campo non seguendo un itinerario tracciato da lui».