Per non cadere Prodi rinvia la pensione a settembre

I nodi che sono stati sciolti con i sindacati si ripresenteranno tutti a settembre, quando l'intesa sarà tradotta in un testo di legge. Per quel passaggio la sinistra radicale ha annunciato battaglia. Arrivano gli "scalini". Lavoratori usuranti quadruplicati

Roma - Prima il sì dei sindacati. Poi il via libera ufficiale al Consiglio dei ministri, ma senza voto, per togliere dall’imbarazzo i due ministri che hanno espresso riserve sul piano di riforma previdenziale che il governo ha portato a Palazzo Chigi. Niente da «ricomporre» per il premier Romano Prodi. Solo «piccole diversità». Ma i nodi che sono stati sciolti con i sindacati sembrano destinati a ripresentarsi tutti a settembre, quando l’intesa sarà tradotta in un testo di legge.

Probabilmente un decreto collegato alla Finanzaria. Per quel passaggio la sinistra radicale ha annunciato battaglia. Mentre il premier sembra aver rinviato ogni chiarimento politico al dopo vacanze. Assaggi del dissidio c’erano stati anche al Consiglio dei ministri. Lo ha rivelato il ministro Antonio Di Pietro riportando parole di Massimo D’Alema: «Questo è un accordo per tenere insieme la coalizione. Se non si fosse trovato l’unica alternativa sarebbero state le dimissioni del governo».

Ufficialmente sono trapelati due dissensi speculari. Il ministro al Commercio internazionale, la radicale Emma Bonino, che sulle pensioni aveva rimesso il mandato, ieri ha bollato l’accordo come «poco ambizioso». E poi Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione comunista alla Solidarietà, che non condivide il nucleo del progetto: l’aumento graduale dell’età pensionabile. Un’alternativa poco radicale all’odiato «scalone» della Maroni che nel 2008 faceva scattare l’età pensionabile da 57 a 60 anni, con 35 di contributi. Ed effettivamente le sorprese non sono mancate.

Arrivano gli scalini. Confermato quello del 2008 che porterà l’età pensionabile con 35 anni di contributi da 57 a 58 e non a 60 come prevede la riforma del centrodestra. Un anno e sei mesi dopo, nel luglio del 2009, l’età minima per la pensione d’anzianità sarà portata a 59 e sarà introdotta la prima «quota» (data dalla somma tra età contributiva e anagrafica), fissata a 95. In altre parole si dovranno avere 36 anni di contribuzione e 59 di età oppure 60 di età e 35 di contribuzione e così via. Ma non, ad esempio, aver compiuto 58 anni e avere 37 anni di contributi, come sarebbe potuto succedere con il sistema delle quote senza correzioni. Gli altri scalini sono quello del primo gennaio 2011 (60 anni di età minima e quota 96) e quello del gennaio 2013 (61 anni e quota 97). Requisiti un po’ più stringenti per gli autonomi, per i quali varranno età e quote più alte di un anno rispetto ai dipendenti.

Usuranti quadruplicati La platea degli usuranti cresce e dovrebbe arrivare, a regime, a 1,4 milioni. Le categorie individuate sono quelle fissate da un decreto del ’99 (circa 320mila persone) alle quali si aggiungeranno i lavoratori notturni, quelli addetti alla catena di montaggio e i conducenti di mezzi pesanti. Chi ha svolto queste mansioni per metà della sua vita lavorativa potrà ottenere uno sconto di tre anni. Rientreranno 5mila lavoratori all’anno, ha spiegato il ministro Damiano.

Finestre chiuse e aperte I periodi utili per accedere all’anzianità rimangono due. Ma per chi ha almeno 40 anni di contributi torneranno quattro. Una misura onerosa alla quale si farà fronte con l’introduzione delle finestre per la pensione di vecchiaia. Si tratta, di fatto, di un aumento dell’età pensionabile per le donne visto che la vecchiaia riguarda per la gran parte le lavoratrici.

Coefficienti dal 2010 I sindacati hanno accettato di considerare «inderogabile» l’adeguamento delle pensioni alla durata della vita. Il primo arriverà nel 2010 e poi la cadenza sarà di tre anni. La commissione dovrà anche proporre misure che garantiscano ai giovani pensioni di almeno il 60 per cento dell’ultimo stipendio. In arrivo anche un fondo di 150 milioni che servirà a finanziare una detassazione, o decontribuzione, dei premi aziendali. Tutte misure che finiranno in Finanziaria. E lì Pdci e Prc, contano di introdurre modifiche. Eventualità che il governo spera di scongiurare: «Spero che le perplessità possano essere superate a settembre», ha commentato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta.