"Non cambio bandiera, sto con chi agisce"

Pino Dabiele pubblica l’album Electric Jam: "Destra e sinistra sono parole. Bisogna fare". Sabato parte il tour. Poi rivela: "Mi piacerebbe una canzone scritta per me da Berlusconi"

Milano - È troppo vulcanico per accontentare tutti, così impegnato a seguire i mille rivoli sonori delle sue contaminazioni. E da un po’ lo è anche nelle scelte politiche - la sua campagna insieme al ministro di An Prestigiacomo per l’emergenza rifiuti, con concertone in piazza Plebiscito - ha provocato un iradiddio di polemiche - ma lui replica che «destra e sinistra sono parole senza significato, contano le persone che agiscono». Insomma un Pino Daniele più guascone che mai, nell’arte e nel sociale, presenta la prima parte del suo nuovo album. Già, Pino si sdoppia e pubblica Electric Jam (sei brani al prezzo speciale di 9,90 euro) con star come Nathan East e Vinnie Colaiuta, cui farà seguito ad aprile Acoustic Jam, il capitolo acustico che chiuderà il cerchio. Il tour teatrale in quartetto - come ai vecchi tempi - parte il 19 aprile da Genova, con anteprima sabato al Blue Note di Milano e repliche domenica, l’1 e il 2 aprile con un beneaugurante tutto esaurito.

Un Pino Daniele così hard non s’era mai sentito. Il brano Sesso e chitarra elettrica è durissimo.
«Torno alle origini; al blues e al rock anni ’70, dove i suoni riflettevano i fermenti della società. Per farti conoscere dovevi suonare nelle piazze, non c’erano i video patinati».

Un ritorno al passato?
«Un salto nel passato per capire meglio l’attualità. Nell’album c’è il soul e il funky, il pop e il jazz, la melodia e i ritmi afro. C’è il mio vissuto filtrato da Napoli, crocevia di culture e di profumi cui è impossibile resistere».

Come Antonacci, due minicd a breve distanza: come mai?
«Non potevo unire le mie due anime in un solo album. Così concentro le emozioni».

Niente superospiti come si usa oggi?
«Solo gente con un grande cuore come J-Ax che canta nel singolo Il sole dentro di me».

Qualcuno la accusa di aver tradito il blues, altri la tradizione napoletana: lei che risponde?
«Da oltre trent’anni seguo la mia ispirazione fregandomene delle regole del marketing. Vivo per fare buona musica, che emozioni, fruibile da tutti ma non commerciale. C’è gente che vorrebbe fermare il mondo. Io, insieme a Troisi e ad altri personaggi, ho dato voce alla Napoli degli anni Settanta; sarebbe stato comodo continuare così, riadattando continuamente il blues o I so’ pazzo. La sfida invece è tenere un piede nella tradizione cercando di fare il Marco Polo della canzone. Per questo amo i suoni etnici».

Un tempo c’erano da un lato i rockettari e dall’altro gli amanti della musica leggera che si odiavano cordialmente. Oggi è tutto più sfumato.
«Non conta lo stile quanto la passione. C’è anche tanto rock fatto solo per le suonerie dei cellulari. Odio le gare ma sono andato a Sanremo con Silvia Aprile perché è un progetto serio. La vera differenza sta tra l’artista e l’entertainer».

E Apicella?
«Non lo conosco, ma mi piacerebbe che il presidente Berlusconi scrivesse una canzone per me».

La sua Napoli com’è oggi?
«Il nuovo governo ha contribuito a migliorarla. Si va però perdendo la nostra cultura; un tempo erano tutti meno vittime dei pregiudizi. Basti pensare che un bergamasco come Donizetti ha fatto grandi cose da noi».

Lei s’è schierato col ministro Prestigiacomo e qualcuno la accusa di aver cambiato bandiera.
«Ripeto, certa gente non si guarda intorno. Io sto con le persone che agiscono per risolvere i problemi, di qualunque partito siano. Ho lavorato a lungo con Veltroni, con Bassolino: ora se ci fosse bisogno lavorerei anche con Alemanno. Basta proclami in politichese, bisogna fare. Infatti appena ci si è mossi l’emergenza rifiuti è finita».

E il disco acustico?
«Godetevi questo intanto. Quello sarà più blues ma devo ancora lavorarci. Quest’estate andrò in America per raccogliere nuovi spunti».