«Non lo capisco, perché usare tanta violenza?»

da Cuorgné (Torino)

«Presto correte siamo stati aggrediti, fratello Sergio sta male». Sono queste le prime parole che frate Basilio Guarini ha pronunciato al telefono, quando ha chiesto aiuto ai carabinieri.
Lui e i suoi tre fratelli avevano appena subito una violenta aggressione da tre uomini con il viso incappucciato e armati di bastone. Ha riportato diverse fratture ed ecchimosi in tutto il corpo ma non è in pericolo di vita. Con un filo di voce e gli occhi velati di lacrime, ha raccontato la sua disavventura ai medici dell’ospedale di Cuorgnè e al Cardinal Severino Poletto, che nel pomeriggio di ieri gli ha fatto visita. Stavamo cenando quando abbiamo sentito un rumore e in un attimo i tre erano davanti a noi. Poi le botte». A chi gli chiedeva un commento in più, il frate, con lo sguardo rivolto verso l'alto, ha risposto: «Non ci sono parole per quello che è accaduto. E allora non resta che pregare». Una preghiera rivolta soprattutto a padre Sergio Baldin che a pochi chilometri di distanza, nell'ospedale di San Giovanni Bosco di Torino, lotta tra la vita e la morte. Lui, il più giovane, ha cercato di proteggere i suoi fratelli ma quegli uomini erano delle belve inferocite. Il collare ortopedico per evitare movimenti bruschi, la borsa del ghiaccio sulla testa e il viso pieno di lividi, frate Basilio e frate Manuele hanno riferito ai carabinieri che quei tre uomini «non erano italiani, parlavano con l'accento tipico di chi viene dall'est». È questo il primo indizio sul quale stanno lavorando gli inquirenti che ieri hanno stabilito le prime mosse da intraprendere per incastrare i malviventi. Nei prossimi giorni, appena i frati Basilio e Manuele - le due vittime che si riprenderanno prima dall'aggressione - potranno uscire dall'ospedale saranno accompagnati a Belmonte, per un sopralluogo al convento. In questa rapina così violenta, per la quale due frati rischiano la vita per un bottino di pochi euro, c’è però qualche cosa che non torna. Il convento è protetto da alte mura di cinta ma non possiede sistemi d'allarme. È situato in un posto isolato, tra i boschi del Canavese, ma era risaputo che non custodiva preziosi o denaro. Forse i tre malviventi sono stati informati male su quello che avrebbero trovato. A quel punto, come bestie rabbiose, hanno infierito sui frati fino a sfinirli di botte.