MA NON A CASA SUA

Genova città dei diritti e

dell'accoglienza, ma lontano da palazzo Tursi, che deve rimanere il «salotto buono», distante da sporcizie e scarti, anche umani. L'ho provato sulla mia pelle, ieri, quando, «per vedere l'effetto che fa», mi sono seduto sui gradini del bel palazzo comunale in via Garibaldi.

L'idea è venuta in redazione. La scelta di chi doveva interpretare il «disgraziato» è caduta su di me perché essendo al Giornale di Genova da appena un mese, non sono una faccia conosciuta. Mi vesto in modo dimesso: maglietta nera scolorita, jeans e scarpe nere, una busta di plastica in mano insieme ad un cartello con su la scritta «Grazie Genova città dei diritti. Grazie per mangiare». (...)
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