«Non chiamatemi governatore» Ma Burlando si comporta da re

Paola Setti

Era diventato quasi uno slogan, il suo tratto distintivo dall’avversario Sandro Biasotti: «Non chiamatemi governatore, perché io sarò il presidente di tutti i Liguri» andava ripetendo Claudio Burlando in campagna elettorale. E invece è un po’ Re Sole, «Lo Stato sono io», e un po’ Regina Maria Antonietta, «Non hanno il pane? Dategli brioches». Perché da un lato accentra e guai a contraddirlo, procede come un caterpillar. E dall’altra parte delega, fin troppo, e cioè fino al limite del disinteresse. Senza peraltro preoccuparsi delle segreterie di partito, come da migliore biasottiana tradizione.
Adesso che hanno lavorato sei mesi con lui, gli alleati iniziano a rumoreggiare, anonimamente s’intende, di una giunta in confusione. Per dire, la caccia. Quando Cristina Morelli cominciò lo sciopero della fame contro la deroga per storni e fringuelli, l’assessore competente Giancarlo Cassini la mise così: «Non dipende da me, se qualcuno mi dirà che la linea è cambiata ne prenderò atto». Quel qualcuno era Burlando, che però restò in silenzio. Salvo poi, a termini politici ormai scaduti, scandire che no, la delibera non sarebbe cambiata, e, anzi, vararne un’altra per i soli storni prima ancora che il Tar si esprimesse, lo farà domani, sui fringuelli.
C’è anche il Turismo, nel marasma, con l’assessore Margherita Bozzano che ha fatto arrabbiare una parte dei Ds sulle Apt e gli alleati in attesa che, anche lì, vengano al pettine i nodi. «Il problema è che Claudio ha una squadra debole» lamenta un esponente di maggioranza. Fra i più citati in negativo ci sono Renzo Guccinelli alle Attività produttive, «forse aveva ragione Biasotti a dire che sarebbe stato più bravo se avesse proseguito a fare il sindaco di Sarzana, infatti continua a occuparsi soprattutto delle sue zone». E Carlo Ruggeri all’Urbanistica, tante aspettative troppo spesso deluse dall’ex sindaco di Savona.
Se non piacciono gli assessori indipendenti e scontentano gli ex primi cittadini, ci sono invece due personalità riconosciute più forti, come l’assessore al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga, «uno che la linea se la detta da solo», e Claudio Montaldo alla Sanità, che si è saputo misurare con il settore più complesso della Regione. La verità vera però, dice un collega, è che «Claudio si occupa di grandi temi e solo di quelli e il resto gli interessa poco». Sul resto delega, appunto, spesso rischiando che le cose vadano a rotoli proprio perché gli assessori attendono una linea che lui non detta. In verità, a coordinare gli assessorati dovrebbe essere il vicepresidente, Massimiliano Costa della Margherita, che lo fa, sì, ma preferibilmente sui temi del sociale che più gli appartengono, e molto meno, anzi troppo poco, sul resto. Come sulla caccia, ancora: Costa era a favore della posizione assunta dai Verdi, ma chi se n’è accorto è bravo.
Del resto, basta guardare chi fa che cosa. A molti assessori, da Franco Zunino all’Ambiente a Enrico Vesco al lavoro, nonostante lo spessore delle deleghe restano da affrontare questioni minori. Su quelle prioritarie, dall’acciaio all’Iit, Burlando governa da solo.