«Non ci fosse, staremmo in serie B»

Francesco Pinto fa lo scrittore. Suo è La strada dritta, un romanzo sulla nascita dell’Autosole, l’epopea dell’A1 come non l’avete mai letta. Chi meglio di lui, dunque, per pontificare su un’eventuale Italia senza più fabbriche Fiat? Lui che racconta le 600 che consumavano le gomme sulla autostrada quando i tir non erano ancora una minaccia? Pinto paragona la fuga della Fiat a un Paese sempre più piccolo. «Leggerino, scriva leggerino che si capisce meglio...». In che senso? «Questo sta diventando un paese concettualmente leggero. Come si fa a pensare di chiudere la Fiat in Italia?». Già, come si fa? «La Francia ha la Renault e la Citroen, la Germania ha la Bmw e la Volkswagen, non parliamo poi dell’Inghilterra. L’Europa ha fatto la storia del Novecento con le automobili. Ecco la Fiat è la storia, la bella storia italiana, come la Ferrari e tale deve rimanere». C’è una alternativa per salvare capra e cavoli? «Se perdessimo un pezzo della nostra storia diventeremmo un Paese con sempre meno peso. E poi sa cosa le dico? Francamente tutta questa attenzione al terziario, alle piccole imprese mi lascia sospettoso: l’Italia ha bisogno della grande industria». Come quella del miracolo italiano. Appunto un miracolo.