«Non ci metteranno il silenziatore». I liberali genovesi si rilanciano nel Pdl

La spada di Damocle sulla testa del povero Carlo Felice è legata ad un filo sempre più sottile: l'incubo della chiusura definitiva è sempre più minaccioso, come già i lavoratori aderenti ai sindacati autonomi e alla Uilcom-Uil hanno sottolineato nelle recente lettera aperta (14 marzo) indirizzata al Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, al Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e alla Sindaco di Genova Marta Vincenzi, in cui chiedono a gran voce la soluzione dell'ormai annosa questione Fondo Pensioni e denunciano le gravi responsabilità delle gestioni precedenti.
Ma siccome le brutte notizie non arrivano mai da sole, ecco spuntare l'ennesima modifica nel cartellone (stagione per i ragazzi): l'operina «Il vestito nuovo dell'imperatore» su libretto di Gianni Rodari musicata da Paolo Furlani e per la regia di Enrico Campanati, in programma a partire dal 29 marzo e fino al 3 aprile, salta. O meglio, «slitta», per usare un termine ufficiale, che lascia almeno aperta quella speranza che sembra sempre più debole. L'operina - che aveva tra i protagonisti i ragazzi del coro di voci bianche del teatro - segue il destino di «Rigoletto» e «Vedova Allegra» e va ad «arricchire» il cartellone autunnale.
Sempre che a questo punto ci sia, un cartellone autunnale. La situazione economica e finanziaria del teatro versa in condizioni disperate e qualora non si dovesse risolvere nell'immediato il problema del Fondo, l'appuntamento con il consuntivo 2008 potrebbe avere come conseguenza la liquidazione coatta amministrativa, che in parole povere significa chiusura per fallimento, perdita di 300 posti di lavoro e gravi ripercussioni sull'indotto a livello nazionale e sull'immagine stessa della città. Sarebbe il primo caso in Italia di scioglimento di una istituzione fonte di produzione culturale. Concedeteci l'ironia: più che di un «vestito nuovo», il teatro avrebbe bisogno di toppe grandi e robuste.