Non ci resta che la coppa Italia

C’era da commentare una partita? Quasi me lo stavo dimenticando. Perché nell’ultima settimana non abbiamo fatto altro che parlare di Inter, coppa Italia, semifinali ed esodi verso San Siro. Nessuno si è occupato di tenere un minimo alta la tensione in casa Sampdoria. Nelle conferenze stampa dei giocatori domande e risposte facevano pensare che ieri i blucerchiati avrebbero riposato. E in effetti a Catania non è che si siano dannati l’anima per centrare il risultato. Ormai sembra che nessuno creda più alla possibilità di arrivare al settimo posto che significa Uefa diretta. C’ho creduto solo io, povero illuso, per un momento dopo la vittoria di Lecce. Con me deve averci creduto un pizzico anche Mazzarri che ieri si è ostinato a non fare neanche un minimo turn over. Niente cambi, stesso assetto tattico. Cassano e Pazzini là davanti, neanche un po’ di spazio per gente come Dessena e Delvecchio. A saperlo che l’idea dei ragazzi era quella di andare in Sicilia per farsi un giro al «Massimino» era da non portarli neanche i «gemelli del gol». Vabbé dai, dal campionato possiamo ancora chiedere qualcosa il 3 maggio. Per il resto è andata. Ora, davvero, guardiamo a giovedì. La Uefa proviamo a raggiungerla con la finale di coppa Italia. Saremo in quindicimila, forse qualcosa di più. Un esodo simile a quello di Wembley per «comandare» vocalmente il Meazza. Luci a San Siro, e che siano blucerchiate.