Non ci si disintossica dalla droga dell'amore

Andrea Caterini

Ci sono scrittori discreti, che non si mettono in mostra; poi li leggi e capisci che se non si vedono è perché stanno lavorando, infatti non sbagliano un libro. Così è Sergio Nelli, che torna in libreria con Albedo, un romanzo senza cedimenti. Albedo è una comunità in cui finiscono tossicodipendenti. Seguiamo la vita di questi ragazzi, e arriviamo anche a domandarci quando giungerà l'apice, la crepa che mostri un cambiamento, che sveli un dolore, o quando incontreremo il cedimento, la rinuncia, il crollo di qualcuno: di David o di Marta e anche degli altri reclusi, magari di Marcone che impazzirà per non riuscire a trovare una parola del cruciverba, o di Rita che reagirà male al rifiuto di un uomo.

Poi comprendiamo che il libro è qualcosa di diverso. Che quella comunità non fa fiorire o deflagrare il dolore, ma lo assopisce senza risolverlo. Ma se lo assopisce non è per l'inefficacia delle pratiche di gruppo studiate dagli operatori. Ad Albedo David impara a convivere col proprio dolore perché sa che non scomparirà mai. E allora le cause della ferita sono sempre custodite e pare che si rimandi di continuo il momento in cui verranno, nel bene e nel male, espresse. Ecco, il dolore di David e quello di Marta, la ragazza di cui si innamora, è come li avesse modificati senza che potessero accorgersi come. La stessa storia d'amore coincide con quell'attesa di una trasformazione che insegna loro a radicarsi alla vita. Quando sono ormai fuori dalla comunità e possono provare a vivere insieme, Marta fa promettere a David che non succederà loro mai nulla di male. In quella promessa (le lacrime silenziose di Marta, il coraggio tremante di David), c'è tutta la loro pudicizia, il loro desiderio, la loro paura.

Nelli ha raccontato la paura di vivere, che è inadeguatezza, disagio. E il disagio non è mai un eccesso, un'accelerazione, ma un discreto nascondere lo sguardo, quando pure dallo sguardo altrui si teme un giudizio. In Albedo pare che il giudizio sia sospeso, per questo Marta e David possono incontrarsi e riconoscersi veramente pure nelle loro miserie, e quel divieto che non permette loro subito di scoprirsi (in comunità è vietato il sesso) è la loro fortuna; perché se avessero affrettato quel momento non avrebbero avuto il tempo di comprendere che la nudità mette paura, una paura che invece sono stati capaci di non tradire, di custodire così come la propria ferita.