Non ci sono i treni, Roma-Lido nel caos

Alessia Marani

«Ci scusiamo con i signori passeggeri, ma per carenza di mezzi e di personale, non tutti i treni effettueranno il servizio. Di volta in volta sarete avvisati dei convogli in partenza». Un pomeriggio da dimenticare per migliaia di pendolari della Roma-Lido, l’ex ferrovia in concessione che collega la Capitale al litorale e al suo entroterra. Vale a dire a oltre un milione di persone dislocate tra Ostia, Acilia, Malafede, Vitinia e Tor di Valle. Non credono alle proprie orecchie i viaggiatori fermi in banchina. «Abbiamo perso il treno delle 18,30 - spiegano Francesca P. e Mario M., bancari, bloccati in attesa alla stazione di Piramide San Paolo -, quello delle 18,40 non è partito, sono passate le 19 e siamo ancora inchiodati qua. Pensare che nelle ore di maggiore affluenza Met. Ro. garantisce il servizio ogni cinque minuti». Gli addetti di stazione fanno fatica a placare l’ira di chi, dopo una lunga giornata di lavoro o di studio, non vede l’ora di tornare a casa. «Signora si calmi - fa fatica a dire un controllore - non è colpa nostra. Facciamo il possibile, ma i problemi sono tanti». Bisogna spiegarlo bene a chi paga oltre duecento euro all’anno per utilizzare, nella migliore delle ipotesi, treni stracolmi, insufficienti e senz’aria condizionata. Come hanno provato a spiegarlo dipendenti e sindacati agli stessi vertici aziendali e regionali in fax e missive inviate fino a tutto ieri. Documenti che mettono nero su bianco carenze e inefficienze di una rete ferroviaria realizzata a inizio secolo e ormai inadeguata per una mole d’utenza pari a un’intera provincia come quella di Perugia. «I treni? Sono quasi sempre in officina - afferma Renzo Coppini, del Sult -. E troppo spesso, ormai, entrano nei depositi per delle riparazioni ed escono con gli stessi guasti. La ragione? Sta nel fatto che l’azienda non rifornisce le rimesse di tutto il materiale necessario. Gli operai della manutenzione tappano buchi a più non posso. Ma poi, si arriva al collasso». Sorte a cui non è venuto meno nemmeno il tanto decantato «gioiello» inaugurato da Veltroni & Co un anno fa. Ossia la «Fraccia del mare», nient’altro che i vecchi «arancioni» dagli anni ’80 in funzione sulla linea «A» della metropolitana, messo opportunamente a restyling. «Un restyling di facciata - commenta ancora Coppini -. Quando, in realtà, si tratta di un tipo di convoglio affatto adatto per una ferrovia di superficie come la Roma-Lido. Ma i guai per passeggeri e lavoratori della tratta non finiscono qua». Già perché lo sforzo richiesto ai circa 60 macchinisti a regime comincia a essere veramente pesante. «I turni cosiddetti “a nastro” di 6 ore e 30 minuti, vale a dire tre corse in andata e altrettante a ritorno - aggiungono dal Sult - con gli straordinari diventano fino a 10 consecutive. Oltre è impensabile». Dai guai maggiori, a quelli minori. Così nelle note di servizio faxate a più non posso alla direzione centrale, finisce persino una lagnanza che sfiora il ridicolo per una moderna ferrovia. Per tutti i capitreno (donne comprese) a Porta San Paolo non esiste un bagno di servizio. La soluzione? «Siamo costretti - dicono - a usare quello degli handicappati».