Non è il Codice a far paura ma chi censura un giallo

(...)subbuglio, Opus Dei in televisione, volantinaggi delle comunità cattoliche, picchetti nelle multisala, libri bruciati (sì, proprio quello del Dan Brown, stile Savonarola), in un certo qual modo, il riaffiorare di un sentimento controriformista, sinceramente, del tutto fuori luogo.
Dunque, tanto rumore per cosa? Fondamentalmente per una storia banale, lenta, se non occultista al massimo complottista, per nulla esoterica (rare le simbologie azzeccate, bassamente strumentale l'uso del «femminino sacro», del tutto tralasciati gli studi «seri» sulle opere di Leonardo); nel complesso un «giallo» noioso, assai poco spirituale, palesemente costruito per stuzzicare la fantasia senza invitare all'approfondimento. Insomma, una miscellanea di tematiche superficialmente sfiorate ed assemblate (dai Templari ad Isaac Newton), condite da colossali «balle» quali il «Priorato di Sion» o l'interpretazione sanguigna, del tutto materiale o all'americana stile Csi, del Graal (che per Brown diventa Sang Real). Di certo, nulla di esaltante, né di «offensivo». Un romanzo, un fumettone, nulla di più.
Per questo preoccupano le uscite stizzite di molti credenti, il libro pubblicamente bruciato, la paternalistica difesa senza indugi dell'ortodossia cattolica, contro il bieco gregge «profano» incapace di scindere fede e fantasia. Non mi riferisco alle gerarchie ecclesiali, ma a quel clima modernamente detto «teo-con», che spinge alcuni a far coincidere il proprio agire civile con la propria identità religiosa. Una scelta pericolosa, assai poco plurale, difficilmente «liberale». Infastidisce, in un certo senso, l'idea stessa di boicottaggio, di «censura» all'offesa; eppure il «Codice» per nulla rassomiglia alle becere vignette anti-islamiche, volgarità tout court, manifestazioni satiriche d'odio. Dal paciugo brownesco non si evince una contrapposizione al cristianesimo, né alcuna offesa, piuttosto un riflusso nel privato, un'interpretazione dell'amore cristiano così come il romanziere intende. Possibile, ad oggi, portare scandalo per questo? E che dire dell'evidente commercializzazione dei valori cristiani? Accusa strana, da parte cattolica, se pensiamo alla sua storia temporale, riciclata, oggi, nei calendari del Padre Pio, o nei Dvd di Karol il grande.
Lasciamo che la moda passi, il cinema al cinema, la fede alla fede, il tutto con animo gentile.
*Editorialista La Destra
Responsabile cultura Azione Giovani