"Non è colpa mia, ma mi vergogno di essere un medico"

Parla il dottor Giovanni Platerotti, uno dei medici finiti sotto inchiesta: "Noi non siamo attrezzati, ho supplicato altri centri di aiutare quel ragazzo. Inutilmente"

Il dottor Giovanni Plateroti, in servizio al pronto soccorso giovedì scorso, è mortificato. «Siamo stati attaccati in modo ingiusto, siamo in mezzo alla bufera e non ce lo meritiamo. Personalmente ho fatto di tutto per aiutare quel ragazzino, non mi posso rimproverare nulla. E ora mi accusano pure di omicidio colposo».

Le hanno consegnato un avviso di garanzia?
«Sì, a me e ad altri sette o forse otto medici. Però non possono accusarci di imperizia o negligenza».

Racconti la sua versione dei fatti.
«Nel pomeriggio è arrivato Flavio, aveva battuto la testa e lo abbiamo subito portato sul tir a fare una Tac».

Sul tir?
«Sì, è una struttura mobile che è piazzata davanti all’ospedale, noi non abbiamo ancora una struttura fissa all’interno».

E cosa è emerso dall’esame?
«Un’emorragia cerebrale e la rottura del temporale».

Grave, dunque?
«Non sta a me fare la prognosi, non sono un neurochirurgo. Ma in tre quarti d’ora avevamo in mano il referto medico e mi sono subito attaccato al telefono».

Chi ha chiamato?
«I miei colleghi dei vari ospedali, prima Reggio, poi Catanzaro, infine Cosenza. Ho letto il referto ma tutti mi hanno detto che non avevano posto per Flavio».

Ma lei ha illustrato la gravità della situazione?
«Il risultato della Tac parla da solo. Potevo solo insistere e l’ho fatto. Ho pregato il mio collega di Reggio di controllare il ragazzino, ma niente da fare. Alla fine mi sono rivolto all’ospedale di Messina, loro mi hanno dato il via libera e abbiamo chiamato l’ambulanza».

Che ora si era fatta?
«Non lo so con precisione. Circa le sette».

Nel frattempo Flavio come stava?
«All’inizio non male. Reagiva, parlava, è stato continuamente monitorato dal rianimatore. Dopo la Tac gli abbiamo fatto fare anche un’ecografia addominale, poi un elettrocardiogramma e una visita otorinolaringoiatrica».

Quando la situazione è precipitata?
«Nel tardo pomeriggio. Il bambino è peggiorato, portarlo in ambulanza fino a Messina sarebbe stato pericoloso, l’autostrada è un disastro».

E l’elisoccorso?
«Dopo le diciassette non funziona più perché non ha la copertura assicurativa per i voli notturni».

Quindi cosa ha deciso?
«Ho richiamato l’ospedale di Reggio. Li ho supplicati: qui la situazione precipita, dovete aiutarmi, ho detto. E così solo allora mi hanno dato il via libera».

L’ambulanza però è arrivata tardi.
«Solo alle venti, e tra l’altro era un’auto presa al volo nel nostro ospedale perché aveva appena trasportato un paziente».

E quella che avevate chiamato?
«È arrivata qualche minuto dopo, ma Flavio era già partito».
Che cosa ha provato quando le hanno dato notizia della sua morte?
«Sono addolorato. Mi vergogno di appartenere a questa categoria».