«Non crederò mai che sia morta»

da Marsala

Sarebbe morta accidentalmente, forse soffocata o forse a causa di tranquillanti che le erano stati somministrati per farla stare buona. E il suo corpicino, trasportato a Palermo in una sacca sportiva, sarebbe stato prima conservato in un congelatore e poi gettato in mare, a largo del capoluogo siciliano.
È la più terribile delle svolte quella che arriva sul caso di Denise Pipitone, la bimba sparita nel nulla l'1 settembre del 2004 mentre giocava davanti alla casa della nonna, a Mazara del Vallo (Trapani). Un'ipotesi agghiacciante perché la piccola - quasi 4 anni all'epoca del rapimento - sarebbe morta; e perché, nella sua scomparsa sarebbe in qualche modo coinvolta, oltre la sorellastra Jessica già indagata, pure una zia paterna, Rosalba Pulizzi, sorella del padre naturale della bambina.
A chiamare in causa la donna, che ieri è stata interrogata per ore dai magistrati della Procura di Marsala, e messa a confronto con il suo accusatore l'ex marito della Pulizzi, Giuseppe D'Assaro, pluripregiudicato che per un breve periodo è stato anche iscritto al programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. L'uomo, già condannato per un delitto e adesso in carcere perché reo confesso di un altro truce caso di cronaca nera (l'uccisione a Mazara del Vallo di Sabine Maccarrone, giovane donna di origine elvetica ammazzata nell'aprile scorso e buttata in un pozzo) avrebbe detto di essere stato contattato dalla Pulizzi per sbarazzarsi del cadavere della piccola.
Ma in questo racconto sono tanti gli elementi che non tornano, a cominciare dal fatto che era in carcere nel settembre 2004, quando la piccola Denise sparì. Quando si sarebbe disfatto del corpo? Quasi un anno dopo?
Certo, Denise potrebbe essere morta successivamente, mesi e mesi dopo il sequestro. Ma è possibile che la bimba, ricercata in tutta Italia e pure all'estero, sia rimasta nella famiglia paterna senza che nessuno se ne sia accorto?
Troppe incongruenze nel racconto di Giuseppe D'Assaro. Dice la verità? Oppure sta mescolando bugie e frammenti di realtà? Le cose che non quadrano sono tante. Ma c'è un elemento che spaventa e fa temere il peggio: il fatto che le dichiarazioni dell’uomo portino sempre nella stessa direzione, quella della vendetta familiare. Sinora l'unica indagata dell'inchiesta sulla scomparsa di Denise era, per sequestro di persona in concorso con ignoti, Jessica Pulizzi, la sorellastra della bimba, minorenne all’epoca dei fatti. La giovane, gelosa della piccola e di Piera Maggio, ritenuta la causa della crisi del matrimonio dei suoi genitori, avrebbe avuto un ruolo, secondo gli inquirenti, nella scomparsa della bambina.
Lo scenario che si delinea adesso con le dichiarazioni di D'Assaro fa invece pensare ad una sorta di vendetta di un intero clan familiare, quello del padre naturale di Denise, che avrebbe finito col coinvolgere più persone per «punire» nel modo più atroce Piera Maggio.
Ma se davvero la bambina è morta, come sostiene D'Assaro, chi l'avrebbe uccisa? La procura di Marsala, in serata, ha stigmatizzato la fuga di notizie e ha smentito che la zia della bimba, Rosalba Pulizzi, sia stata iscritta nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio. L'ipotesi, come per Jessica, sarebbe solo sequestro di persona in concorso. E l'indagine continua.
Ieri, a Mazara e a Palermo, è stato un susseguirsi di perquisizioni, alla ricerca di tracce a riscontro delle dichiarazioni di D'Assaro. Tracce che per fortuna non sono state trovate. Come non si trova, da tre anni, la piccola Denise.