Non dimentichiamo le sofferenze del popolo serbo

Recentemente si è celebrato, con molta enfasi, il decennale di Sebrenica, un gesto che dal punto di vista umanitario era giusto e doveroso. Putroppo la grande stampa internazionale non ha sottolineato adeguatamente la presenza a quella cerimonia del Presidente della Repubblica di Serbia, Tadic, che ha voluto presenziare per «rendere omaggio a vittime innocenti e per mostrare, in quanto presidente serbo, quale sia l’atteggiamento della Serbia nei confronti dei crimini commessi contro i musulmani». Un grande gesto di tolleranza che dimostra la civiltà del popolo serbo ma che al contempo dovrebbe far riflettere noi europei sulle sofferenze che questo popolo ha subito. Perché non si parla delle migliaia di profughi serbi che sono stati scacciati dalla Bosnia, dalla Croazia e dalla provincia del Kosovo? La Repubblica serba, in questi ultimi mesi, non solo sta intensificando i rapporti commerciali con il nostro Paese ma sta avviando una riforma legislativa in tema di visti e libera circolazione tutta improntata alle norme comunitarie senza che questa nazione figuri tra quelle candidate a un prossimo ingresso nella UE. Allora perché dimenticarci di questa nazione, così profondamente legata per storia e tradizione all’Italia?