«Ma non dobbiamo creare scuole-ghetto»

L’aumento sempre crescente di alunni stranieri nelle nostre scuole si sta sviluppando a macchia di leopardo: il fenomeno tende a svilupparsi in modo particolare in alcune scuole, col rischio di creare dei veri e propri istituti ghetto.
La tendenza a Milano sta assumendo dimensioni sempre più vaste, con scuole elementari e medie che contano già oltre il 40 per cento di iscritti stranieri. Anche i genitori seguono la situazione con particolare attenzione, ma senza allarmi. «Noi siamo per l’accoglienza – dice Lucia Rossi, segretaria nazionale dell’Age, l’associazione dei genitori di ispirazione cattolica –. Non possiamo opporci all’iscrizione di un ragazzo a scuola solo perché è straniero. La questione va gestita cercando di considerare la diversità come un valore. In molte situazioni abbiamo cercato di valorizzare le differenze. Ad esempio attraverso delle feste di scuola in cui ogni genitore ha messo a disposizione la propria cultura e le proprie usanze».
Ma non c’è il rischio di creare scuole ghetto? «Si tratta di un pericolo reale che però i dirigenti scolastici gestiscono al meglio - continua la Rossi -. La collaborazione delle famiglie è indispensabile: il loro ruolo può evitare molte tensioni». Nessuna paura per lo straniero, dunque, nonostante il periodo difficile? «Noi siamo contro ogni forma di violenza - conclude la segretaria - e a scuola chiunque può alimentarla. La presenza di ragazzi stranieri non può essere causa delle nostre preoccupazioni. L’importante è costruire le classi in modo equilibrato, evitando di mettere tutti gli stranieri da una parte e gli italiani dall’altra. Del resto lo vuole anche la legge: la presenza di alunni stranieri in un gruppo di classi non può superare il 50 per cento degli iscritti».