Ma non doveva essere il Presidente di tutti?

Caro presidente Napolitano (consideri la mia franchezzaun segno di rispetto e non di dispetto) a che gioco giochiamo? Un giorno se ne esce con una dichiarazione di principi che io trovo encomiabili (e so di pensarla diversamente da molti amici) sulle intercettazioni di D’Alema e soci che però si è guardato bene dal fare quando un altro parlamentare è stato intercettato, e poco dopo modifica quella che conoscevamo come sua posizione sui senatori a vita. Lei se ne è uscito infatti con questa novità, che i senatori a vita v

algono perfettamente come se fossero detentori del mandato popolare. Ma come, signor Presidente! Poco tempo fa, quando il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi con gli altri esponenti della CdL (salvo l’Udc) vennero a trovarla, lei garantì loro che d’ora in poi questo governicchio che resiste assediato dalla sfiducia degli italiani avrebbe dovuto reggersi sulle sue gambe senza senatori a vita. Abbiamo sognato? Adesso lei sostiene che i senatori a vita sono validissimi per sostenere la maggioranza. Ma allora, scusi, era stato interpretato male? E perché non l’ha detto subito? Bastava fare un lancio di agenzie: non ho mai detto questo e questo, ma questo e quest’altro. Gli uffici stampa ci stanno apposta.

Di qui un dubbio, per noi amarissimo dal momento che tutto sommato lei ci piace sia per la nota aria sabauda che per lo sforzo indubbio di dar prova di equilibrio, indipendenza ed equidistanza. Il dubbio è: vuoi vedere che lei, presidente di tutti gli italiani, è sottoposto ad una irresistibile pressione da parte di una sola parte degli italiani? Parliamo delle intercettazioni. La Gip Clementina Forleo, come lei certamente saprà, ha espresso la sua sorpresa per il bailamme seguito alla sua richiesta di utilizzo delle intercettazioni Antonveneta (in cui compaiono noti politici del centro sinistra), dicendo più o meno così: “Come mai tanta agitazione sulla sacralità del Parlamento quando si tratta di D’Alema,ma non un fiato quando si è trattato del senatore Guzzanti?”.

Già, come mai signor Presidente? Eppure io, che coprivo l’alta carica istituzionale di Presidente di una Commissione Bicamerale d’Inchiesta (poi selvaggiamente oltraggiata e ripassata al polonio 210) sono stato intercettato in barba alla legge per ben 130 volte con la scusa di intercettare un giudice onorario che rivestiva il ruolo di consulente del Parlamento della Repubblica. Parlo proprio del dottor Mario Scaramella, poi sbattuto in galera con l’accusa di aver calunniato – badi bene – un certo Oleksander Talik, ex capitano del KGB, definito dall’assassinato Litvinenko come un noto terrorista. Dunque, come lei sa, la legge prevede che un parlamentare possa essere intercettato “per sbaglio”. Sceneggio: oh, che disgrazia! Stavamo intercettando Scaramella e siamo incappati in un senatore e presidente di una Bicamerale. Che cosa dice la legge? Che bisogna sospendere le intercettazioni e poi informare il parlamentare dell’accaduto anche perché possa, se ritiene, esercitare la sua facoltà chiedere la distruzione dell’intercettazione in cui per errore umano è incappato.

Ebbene, signor Presidente di questa nostra Repubblica, nulla di tutto questo: mi hanno intercettato ben 130 volte, e sempre “casualmente”. Non solo: non mi hanno mai avvertito dell’ accaduto sicché non ho potuto nemmeno tentare di esercitare un mio diritto di richiesta di distruzione. E, infine, per buona misura – e compiendo un delitto– le mie intercettazioni sono state date, per chiamata, ad un certo gruppo di selezionati giornalisti di alcune ancor meglio selezionate testate, le quali hanno fatto di quelle trascrizioni, nonché della verità, carne di porco.

Lei non ne sapeva nulla, immagino. Perché, ne sono sicuro, se putacaso ne avesse avuto sentore, anche lei come l’altro giorno il senatore Gavino Angius in Senato, avrebbe fatto fuoco e fiamme contro azioni che consistono in reiterati attacchi contro il Parlamento, i suoi membri, le sue Commissioni. Ma, miracolo della riservatezza, non si udì un alito, ma soltanto grida forsennate di linciaggio nei miei confronti per le quali nessuno mi ha chiesto scusa quando io ho potuto dimostrare, anche con una interrogazione al ministro degli Interni che contortamente mi ha dato ragione che le accuse giornalistiche montate nei miei confronti a supporto delle intercettazioni, erano clamorosamente false. Non una piega, cantava Jannacci negli anni Sessanta, neanche un plissé. Lei dirà: ma nessuno le venne in aiuto, caro senatore Guzzanti. Neanche dal suo partito. Il che è vero solo in parte. Soltanto il coordinatore del mio partito, onorevole Sandro Bondi, ha preso attivamente non le mie parti, che non ne ho bisogno, ma le parti della giustizia e di un Parlamento che si trova sotto insieme a tutta la politica, durante questa infame stagione dell’antipolitica che come tutte le precedenti stagioni simili, 1922, 1992, può soltanto condurre a nefasti. Voglio ricordare che una e una sola persona ha preso le difese del Parlamento ed è stato il Presidente del Senato Franco Marini. Ma della sua preoccupazione non ho avuto notizia, signor Presidente ed è un peccato. Vero è però, che preoccupazione e indignazione sono state manifestate a piene mani quando le intercettazioni hanno colpito o almeno ferito una parte politica che è anche la parte politica da cui lei proviene. E adesso la questione dei senatori a vita che non è meno importante.

Presidente, sappiamo benissimo che i voti di questi senatori sono costituzionalmente impeccabili. Infatti il problema non è costituzionale, ma politico: poiché questi senatori non sono portatori di un mandato del sovrano elettore (unico detentore del “potere” in una democrazia parlamentare), accade che il loro voto costituzionalmente perfetto e legale, sia del tutto privo di legittimazione democratica. Ergo, come valore legale vale cento, ma come valore politico vale zero. E una somma di zeri politici dà come risultato sempre zero. E allora se un governo si trova a dover contare fra i suoi voli costituzionalmente validi anche quelli di valore politico zero, il problema non è costituzionale, ma politico. Quel governo non ha legittimazione politica. Che era esattamente quello che sembrava essere il suo pensiero. E ora non lo è più. Siamo confusi. Che è successo? Ha cambiato idea? E sulle intercettazioni, due pesi a due misure? Siamo confusio di nuovo. Ci piacerebbe sapere. Con grande rispetto lealtà e preoccupazione la saluto.
Paolo Guzzanti
senatoree intercettato