Non era sposata, funerale senza messa

Il Codice liturgico: «I pubblici peccatori si devono escludere dalle esequie religiose»

da Marcellinara (Catanzaro)

Perplessità. È soprattutto questo il sentimento che regna da ieri a Marcellinara, un paesino di 2200 anime nel catanzarese, dove il parroco si è rifiutato di celebrare un funerale «tradizionale» per una defunta, rea di aver convissuto con un uomo separato. Don Giuseppe Mazzotta ha impugnato il paragrafo 3 del canone 184 del Codice di diritto liturgico e ha evitato di celebrare la messa di suffragio. Un punto che recita più o meno così: «I pubblici peccatori devono essere esclusi dalle esequie religiose». Una vicenda che parte dal piccolo centro calabrese per espandersi a macchia d’olio in tutta Italia. Don Giuseppe, però, non cede alle polemiche e si difende assicurando di aver espletato i suoi doveri facendo il massimo consentito dallo statuto della Chiesa. Niente messa, dunque, ma una cerimonia più «sbrigativa». Spiega il parroco: «Ho agito da padre spirituale, pronunciando parole di conforto alla sorella e ai congiunti della defunta. Poi abbiamo celebrato un rito religioso con una lunga e meditata liturgia delle letture. Infine ho recitato la formula di assoluzione, ho incensato la bara e l’ho aspersa con l’acqua benedetta. Più di così, secondo la legge canonica, non potevo fare». Unica voce fuori dal coro un assessore del Comune, Mario Paraboschi, che ha assicurato di aver visto «alcune persone uscire di chiesa dopo il rito particolarmente infastidite per quanto accaduto». E aggiunge: «Stimiamo incondizionatamente don Giuseppe, ma la sua scelta ci lascia quantomeno perplessi». Un prete amato e stimato da tutta la cittadinanza, che lo descrive come un uomo scrupoloso, ammirevole e sempre coerente con le sue scelte. Dicono di lui: «Tante volte dal pulpito ha tuonato che il matrimonio è sacro e che i conviventi agiscono nel peccato». E ha rispettato questa sua posizione sino in fondo.