«Non eravamo asini e ora non siamo diventati fenomeni»

Claudio De Carli

da Roma

Il concetto del ct è semplice e racconta anche di una paura vera e che c’è stata, perché per un’ora abbondante questa Italia ha tenuto tutti sulla punta dei seggiolini: «Ormai non ci deve più sorprendere niente – replica Donadoni -. Abbiamo affrontato un avversario che non ci ha concesso niente. Loro avevano delle defezioni importanti e quindi hanno giocato ancora più vicini, è stata una partita difficilissima. Devo ringraziare tutti i ragazzi, sono stati bravissimi, hanno lottato su ogni palla, hanno sofferto e alla fine abbiamo vinto con grande merito, soprattutto perché siamo riusciti a mantenere quella lucidità che poteva mancare senza l’arrivo di un gol. Alla fine ne abbiamo fatti due, mentre loro si sono resi pericolosi solo con dei tiri da lontano, alla fine ho fatto i complimenti a tutti. Questa è la strada giusta: dico che non eravamo somari prima, non siamo fenomeni adesso».
Ma i fischi sono arrivati ugualmente alla fine del primo tempo, quando sullo zero a zero gli azzurri stavano soffrendo moltissimo nonostante gli incitamenti di tutto lo stadio: «Io i fischi non li ho sentiti – risponde il ct -, ho invece sentito un Olimpico che ha dato una dimostrazione stupenda di amore verso la squadra, una nazionale entrata nel cuore della gente, e noi abbiamo cercato di ricambiarla mettendo ogni goccia di sudore per il raggiungimento di un traguardo. Noi sappiamo che tutto quello che è stato fatto fino a ieri non conta più nulla, era solo importante vincere questa partita con l’Ucraina. E non mi stupisce neppure la sconfitta della Francia in Scozia. Il cammino nel girone è lungo e difficile per chiunque, anche per la Francia. Credo che il segreto sarà riuscire a interpretare bene la situazione gara dopo gara e sapersi adattare all’avversario».
Quindi il gruppo, uno dei concetti cui Donadoni tiene di più: «Ho sostituito tutti e tre gli attaccanti perché hanno svolto un lavoro formidabile. Erano tutti marcati a uomo, anche Del Piero. Iaquinta in particolare ha giocato in un ruolo diverso, ma lui è un ragazzo straordinario e generoso. Io questa sera ho visto il gruppo , un bel gruppo, e allora tutto diventa più semplice. Mi sono accorto che non siamo ancora al cento per cento, non siamo ai livelli del mondiale ma sono soddisfatto quando penso che un mese fa c’era solo una condizione approssimativa».
E quando qualcuno vorrebbe tracciare delle gerarchie definitive, Donadoni torna a parlare di gruppo: «Il mio è un ruolo difficile, con l’Ucraina ho dovuto mandare cinque giocatori in tribuna e so che cosa vuol dire. Invece i ragazzi mi hanno dimostrato delle doti morali importantissime. Materazzi e Nesta? Non ci sono gerarchie definite, con l’Ucraina ha giocato Materazzi, ma questo non significa niente, non ci sono gerarchie, ma ci devono soltanto essere rapporti buoni con tutti». E quindi è sacrosanto segnalare che tutto il gruppo si è fatto avanti per ribadire che la vittoria è dedicata a lui, da Gattuso a Buffon che aggiunge: «Grande vittoria e grande partita. Nel primo tempo siamo entrati in campo un po’ contratti, ma poi abbiamo giocato meglio e abbiamo vinto meritatamente. Non mi ha sorpreso la vittoria della Scozia sulla Francia, per noi è un bel risultato ma ora dovremo vedercela noi con gli scozzesi e prima ancora andare in Georgia evitando di gettare tutto quanto di bello abbiamo fatto con l’Ucraina». Poi una frase un po’ ermetica: «A fine partita sono uscito un po’ contrariato... niente di particolare, sono io che sono un po’ strano...». Qualcuno ha voluto agganciare questa frase a qualche fischio arrivato dagli spalti, ma è solo una flebile interpretazione.
Nel dopopartita visita del commissario Pancalli con il ministro Melandri nello spogliatoio: «Vittoria importante per il gruppo e soprattutto per Donadoni – ha concluso -, una vittoria che da morale e fiducia a tutti».