«Non esiste un piano B» Se Bankitalia dice no Unipol farà ricorso per Bnl

In caso di decisione negativa della Banca centrale, si prepara la guerra legale: «Il progetto è un’opportunità per il Paese»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Il Consiglio di amministrazione ha ribadito la volontà e la determinazione di proseguire nel progetto Unipol-Bnl». Nel comunicato diffuso giovedì sera al termine del cda di Holmo, che ha affidato la compagnia assicurativa delle Coop al tandem composto da Pierluigi Stefanini e da Vanes Galanti, la holding della cooperazione ha espressamente confermato l’intenzione di andare avanti sulla strada che conduce verso Via Veneto. Anche a colpi di ricorsi.
Le stesse parole del presidente in pectore di Unipol Stefanini hanno sottolineato che l’Opa su Bnl è un progetto «economicamente valido e importante». Il ricompattarsi delle cooperative sulla vicenda, coinvolgendo anche il «dissidente» Campaini nella catena di controllo di Unipol, e l’assenza di un qualsiasi riferimento (men che mai critico) al rapporto con i Ds può essere interpretato come un segnale che il partito della Quercia, da sempre al fianco delle associazioni mutualistiche, intende spendersi ancora a favore di quest’operazione finanziaria.
Non foss’altro per la contiguità tra il Botteghino e Palazzo Koch, entrambi in Via Nazionale e distanti un centinaio di metri. D’altronde, la Banca d’Italia, nel valutare l’offerta di Unipol su Bnl, deve cercare di evitare imbarazzi istituzionali. L’orientamento non favorevole all’operazione, che sembrerebbe emergere dalle valutazioni tecniche, è espressione sia del vecchio ordinamento (la nuova legge sul risparmio entrerà in vigore il 12 gennaio) che della vecchia gestione (la reggenza Desario). Il nuovo numero uno di Palazzo Koch, Mario Draghi, si insedierà lunedì 16 gennaio, ma il suo passato in Goldman Sachs, consulente del Banco Bilbao nella scalata fallita a Bnl, adombra l’ipotesi di un conflitto di interessi sul quale i Ds già stanno cercando di calcare la mano.
Ma il settimanale inglese Economist è subito accorso in difesa di Draghi sottolineando che il suo passato nella banca d’affari americana è «un’esperienza ai massimi livelli della finanza internazionale» che «fa ben sperare per il suo nuovo lavoro». Rimarcando, però, che un eventuale pronunciamento di Desario farebbe tirare all’ex direttore generale del Tesoro un sospiro di sollievo. Bisogna, infine, ricordare che è proprio la nuova legge sul risparmio a introdurre il principio di collegialità stabilendo che tutte le decisioni devono essere motivate per iscritto. L’Antitrust, guidata da Antonio Catricalà, dovrebbe poi valutare gli aspetti dell’integrazione che concernono la concorrenza.
Una decisione targata Desario e presa con i vecchi metodi potrebbe essere più facilmente impugnata. E dagli ambienti vicini agli advisor di Unipol (Vitale & Associati, Crédit Suisse, Deutsche Bank e Nomura), che dopo le bufere giudiziarie non hanno pressoché avuto occasione di mettersi in contatto con Bankitalia, trapela la volontà di proseguire in un’operazione «che rappresenta un’opportunità per il Paese» suggerendo ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato in caso di una bocciatura dei requisiti patrimoniali non adeguatamente motivata. Tanto è vero che «non esiste nessun piano B», ovvero una procedura per dismettere e/o valorizzare la quota di Unipol e dei suoi alleati, circa il 51% di Bnl. La settimana prossima, dopo l’insediamento di Stefanini, sono previsti nuovi incontri con i consulenti per fare il punto della situazione.
Nel frattempo gli spagnoli del Bilbao, che detengono il 14,7% di Bnl e sono all’origine della tempesta su Via Stalingrado, rimangono alla finestra. Negli ambienti finanziari sta maturando la convinzione che, calmatesi le acque, riproporranno la loro offerta di scambio 5 Bnl per una Bbva senza spendere un euro. Eventualità che consentirebbe a Unipol di diventare il primo azionista della banca basca. Da escludere un intervento delle Generali, che hanno l’8,7% di Bnl e rappresentano l’elemento più equilibrato nel patto con Bilbao e Della Valle. A Trieste, dicono, non c’è nessun interesse a fare i banchieri. Improbabile anche l’intervento di un gruppo bancario italiano. A meno che il nuovo corso di Via Nazionale non cominci a partire dal vecchio. Anche se ieri la Borsa ha mostrato di credere all’opzione risiko facendo salire sia Bnl (+1,94%) che Unipol (+2,2%).