Non facciamoci ingannare dai favoriti in difficoltà

Il grande successo del live betting sta facendo la gioia dei bookmaker per le solite ragioni (prima fra tutte l’aggiustamento dell’aggio, cioè del margine del banco, che durante le dirette è sempre più alto), ma anche quella degli scommettitori più avveduti che possono eseguire il compitino giocando contro la massa. Tutto si basa su quella che gli inglesi chiamano «overreaction», cioè l’eccesso di reazione dello scommettitore in proporzione agli eventi. Esempio: l’Inter viene prima della partita con il Chievo data favorita a 1,30 ma al 5’ del primo tempo subisce un gol oppure Lucio viene espulso. L’innalzamento della sua quota è nel 100% dei casi più che proporzionale alla effettiva possibilità di «non» vincere, per questo esistono molti sistemisti che traggono buone soddisfazioni dal giocare sulla squadra o sul campione strafavoriti alla vigilia che si trovano fronteggiare un evento negativo (il classico Nadal freddo nei primi game, che ha fatto la gioia di tutti noi). Non che i bookmaker siano impazziti, il punto è che la massa del gioco live è paradossalmente troppo attenta a quello che sta avvenendo in campo e dimentica così i valori assoluti. Più delle nostre statistiche personali valgono quelle delle aziende, i cui pay-out (percentuale delle vincite sul totale delle giocate) per il gioco live sono sempre più bassi di quelli per il gioco a tavolino. Meglio quindi ragionare qualche ora prima della partita che durante la stessa. Conclusione: chi è più forte riesce più spesso a tirarsi fuori dalle situazioni difficili. Una banalità, certo, ma c’è chi su questa banalità ha costruito fortune.