"Non faremo il partito unico La Lega non vuole"

Berlusconi rilancia sul progetto di federare i partiti della Cdl, poi attacca Prodi sulle infrastrutture: "In cinque minuti ha distrutto cinque anni di lavoro". Il Cavaliere interviene al convegno di Magna Carta dove Marcello Pera
sferza gli azzurri: "Un errore lasciare la libertà di coscienza sui
Pacs"

Roma - Silvio Berlusconi fa esercizio di realismo. E, almeno momentaneamente, ripone in un cassetto la prospettiva del partito unico del centrodestra. «Dobbiamo fare ogni sforzo per convincere gli altri partiti a fare passi in avanti per la federazione. Il partito unitario non sarà possibile farlo perché la Lega non è d’accordo. Ma un grande Partito delle libertà è possibile realizzarlo».
Il numero uno azzurro si collega telefonicamente con il convegno organizzato a Napoli dalla fondazione Magna Carta. E con la consueta verve, sprona Forza Italia a essere «il pilastro, il punto di forza della politica. Continueremo a fare la storia d’Italia» prevede l’ex premier. Berlusconi si concede un momento di rammarico per la politica «distruttiva» messa in atto dal governo Prodi. «Il ponte sullo Stretto è stato per me un grande dolore» ammette. «Cinque anni di lavoro e cinque minuti per cancellarlo quando eravamo riusciti a mettere d’accordo progettisti, due Regioni, due Province, due città e ottenuto il 20% a fondo perduto dall’Ue». La chiusura, però, è ancora per la sua creatura politica. «Siamo un grande partito liberale, riformista, cattolico di laici e moderati che guardano al futuro e vogliono il cambiamento. Il futuro nasce proprio dal rilancio di Forza Italia operato da Sandro Bondi, che ringrazio e al quale porto la mia stima e la mia ammirazione».
Dentro il partito azzurro, però, non mancano le fibrillazioni. Con una critica aperta e diretta pronunciata da Marcello Pera che si scaglia contro l’indicazione a favore della libertà di coscienza sui temi etici, espressa dallo stesso Berlusconi. «Non solo non possiamo votare i Pacs, non possiamo neppure dire che Forza Italia lascia libertà di coscienza. Libertà di coscienza perché non abbiamo un’idea neanche per dare un’indicazione o un suggerimento di voto? Libertà di coscienza sulla nostra identità? Non posso crederci». Pera punta il dito contro chi dentro il partito si è detto disponibile a votare a favore dei Pacs. «Non si può dire - sostiene l’ex presidente del Senato - che siccome sono laico accetto i Pacs. Al contrario si deve dire: proprio perché sono laico mi oppongo all’ideologia laicista dei Pacs. La mia opinione - conclude - è che se siamo per i Pacs, per l’eutanasia, per la soppressione degli embrioni e, ancora, se accettiamo il multiculturalismo, se vogliamo fare i patti con l’Ucoii, cioè con i Fratelli musulmani che vogliono distruggere l’Occidente, se consideriamo dialogo la costruzione di moschee senza chiedere reciprocità in alcun Paese islamico, se siamo per la tolleranza che è già diventata acquiescenza, se siamo anche noi quelli che dicono è meglio togliere il crocefisso o nascondere il presepe, allora non siamo né liberali, né conservatori, né socialisti. Siamo già succubi dell’ideologia della sinistra».
L’intervento è di quelli pesanti. E naturalmente fa scattare reazioni immediate dentro il partito. Un liberale doc come Antonio Martino, ad esempio, si dissocia apertamente. «La libertà di coscienza nessuno la può violare, non sono d’accordo con l’amico Pera. Anzi è quasi scontata in un partito come il nostro che proclama di ispirarsi ai principi del liberalismo». E un altro esponente della stessa scuola politica, Alfredo Biondi, assume una posizione simile invitando a rispettare «la prima e la più intima delle libertà che risiede nella coscienza». Batte sempre sul tasto dell’identità un altro degli esponenti di punta del partito, Claudio Scajola. Lo fa per chiedere di definire meglio l’azione dell’opposizione. «È giunto il momento che Forza Italia si dia un manifesto programmatico nel quale individuare le battaglie politiche che ci qualificano e ci caratterizzano» chiede Scajola. «Non possiamo limitarci a giocare di rimessa. Le liberalizzazioni, ad esempio, sono un tema che ci appartiene, non possiamo lasciarlo alla sinistra. Dobbiamo essere noi portatori di un grande progetto di liberalizzazioni che affronti davvero i grandi nodi che bloccano il mercato in Italia. E che non sono certo le farmacie, le edicole o le pompe di benzina».