«Non è fascista»: Ignazio La Russa assolto da due denunce

Il ministro Ignazio La Russa (nella foto) non è fascista. Non ha intenzione di ricostituire il partito di Mussolini. Sono i giudici del tribunale dei ministri a scriverlo: la Russa è «scagionato» dall’accusa di apologia del fascismo.
Dall’autunno era depositata presso il collegio che si occupa dei reati ministeriali una causa aperta dalle denunce di due cittadini che si erano sentiti offesi da alcune parole pronunciate dal ministro l’8 settembre. La frase incriminata di La Russa era stata questa: «Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo e dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obbiettività alla storia d’Italia».
Erano seguiti un duro attacco politico dall’opposizione, un presunto risentimento del Quirinale. E due denunce in tribunale, a Roma e a Camerino. La Russa era accusato di apologia del fascismo, vilipendio delle forze armate e di liberazione, istigazione a compiere reati, alto tradimento e attentato alla Costituzione. Nella sentenza si spiega come per costituire reato è necessaria un’«esaltazione tale da poter portare in concreto alla riorganizzazione del partito fascista». Progetto che i giudici non intravvedono. Scrivono infatti: «Le parole del ministro, lungi dal possedere una concreta idoneità a determinare la riorganizzazione del partito fascista, tendevano unicamente a dare una propria personale valutazione dell’operato di militari che hanno combattuto per la divisione Nembo e per la Repubblica Sociale Italiana». Soldati che «dal loro punto di vista, si batterono per la difesa della patria». Tutto questo è «una legittima manifestazione del pensiero». Il caso è archiviato.