MA NON FATE I BAMBOCCIONI

A tutto c’è un limite. Speriamo che ci sia un limite anche all’irresponsabilità dei piloti. La categoria più privilegiata d’Italia storce il nasino di fronte alla possibilità di salvare l’Alitalia: i loro rappresentanti passeranno la notte di fronte allo specchio a forma di cloche dorata per interrogarsi: accettare l’accordo oppure no? Cisl, Uil e Ugl hanno detto sì, la Cgil propende per il no. I sindacati dei comandanti chi lo sa. Ce lo diranno stamattina. La notte porta consiglio. Speriamo porti anche un po’ di buon senso.
Sarebbe davvero clamoroso se l’estenuante trattativa cadesse sul traguardo come Dorando Pietri per via di 300 aquilotti più o meno selvaggi. Eh sì, perché alla fine la differenza è tutta qui: il piano della Cai prevede l’assunzione diretta di 1550 su 2550 (più altri riassorbiti in vario modo), i sindacati ne vorrebbero 1850. Possono far saltare un’operazione del genere per 300 posti in cabina di pilotaggio? E se la faranno saltare per futili motivi c’è qualche italiano ancora disposto a pagare una lira per regalare loro ammortizzatori sociali extra?
Abbiamo fatto un po’ di conti. Dall’inizio dell’anno, causa crisi economica mondiale, in Italia hanno sospeso l’attività 782 imprese. I posti a rischio sono 290mila. Fra le aziende in difficoltà alcuni nomi illustri, dalla Riello di Lecco (149 esuberi) alla Electrolux di Scandicci (750 esuberi), e poi tante piccole industrie e botteghe artigiane. Qualcuno di loro ha avuto sette anni di ammortizzatori sociali? Cassa integrazione (quattro anni)? Mobilità lunga (tre anni)? Qualcuno ha avuto lo sterminato scivolo verso il prepensionamento «a prescindere dalla precedente fruizione di altri sostegni pubblici al reddito»?
E allora basta: ci siamo un po’ stufati di star lì appesi ai capricci dei furbetti dell’hangarino. Ogni giorno ci sono operai e dirigenti e commercianti e liberi professionisti che perdono il lavoro e non hanno alcuna rete di protezione. 290mila posti messi a rischio in sei mesi: dieci volte più dell’intera Alitalia. Per loro nessuno fa tavoli, trattative notturne, offerte e controfferte, stanziamenti speciali e fondi riservati. Che cosa dovrebbero pensare, allora, questi lavoratori di fronte allo sdegnoso «no» con cui una delle sigle dei piloti, la Up (300 iscritti), ha respinto l’accordo, senza nemmeno aspettare l’ora del Carosello per andare a nanna e fare sogni d’oro?
I piloti, in questi anni, le hanno vinte tutte. Volano meno dei loro colleghi europei, guadagnano di più, hanno l’autista che li va a prendere e li riporta da casa al posto di lavoro (7 milioni di euro nel bilancio Alitalia per il servizio taxi). Godono di privilegi indicibili, compresa (ultima scoperta) persino la possibilità di far diventare il permesso sindacale un bonus in busta paga. A quale altro lavoratore capita una simile fortuna? Uno dei loro leader, il Fabio Berti, capetto dell'Anpac, il belloccio diventato famoso per le sue apparizioni nei salotti Tv, l’altra sera a «Porta a Porta» non ha voluto rivelare la sua busta paga. Ve la diciamo noi: 158mila euro l’anno. Più indennità, varie ed eventuali. Non male, no? Soprattutto per uno che, da qualche tempo, più che gli aerei sembra pilotare le poltroncine dei talk show.
Anche nelle ultime trattative i piloti, da privilegiati quali sono, hanno continuato ad avere più degli altri. Avranno più rotte, come chiedevano, e i salari non saranno ridotti. Inoltre incasseranno il 45 per cento di quel 7 per cento degli utili futuri che Roberto Colaninno si è impegnato a distribuire ai dipendenti. Proprio così: rappresentano circa il 10 per cento della forza lavoro, ma si accaparrano quasi la metà dell’eventuale bottino. E che vogliono ancora? Un maggiordomo personale in cabina? Sabrina Ferilli che fa lo spogliarello per attenuare la noia fra un rullaggio e un decollo? Monica Bellucci che li intrattiene fra le nuvole?
A tutto c’è un limite. Forse anche all’irresponsabilità. È vero che durante questa trattativa di atteggiamenti irresponsabili ce ne sono stati molti. A cominciare dai Cub che ieri hanno organizzato uno sciopero mentre gli altri sedevano al tavolo per discutere (uno sciopero durante le trattative: è un’aberrazione, una specie di ossimoro sindacale, un’offesa alla logica del confronto) per finire con la Cgil, fortemente tentata di mandare a monte 20mila posti di lavoro per ragioni politiche, cioè per fare un dispetto a Berlusconi (e anche questa come aberrazione sindacale si difende bene). Ma l’ultima irresponsabilità dei piloti potrebbe essere davvero eccessiva. E difficile da sopportare per chi già da anni sopporta i loro grandi privilegi. Alle 15.50 di oggi si saprà. E, scusateci, ma non riusciamo proprio a credere che, dopo il lungo tiraemolla, con 16 imprenditori in campo, un piano preparato da una grande banca, professionisti al lavoro, accordi internazionali imbastiti, tutto possa fallire per colpa di 300 viziatissimi bamboccioni dei cieli.
Mario Giordano