Ma non fate «pagare» il gruppo unico solo ai precari

In Regione molti dipendenti rischiano di perdere il posto da un giorno all’altro

Caro Massimiliano, ho letto l'interessante dibattito di queste ultime settimane sul Pdl e sul centro destra ligure. Lasciami però lo spazio per alcune osservazioni. Anni fa ho lavorato in Regione, ai gruppi. Ti assicuro che si lavora tanto e ci si guadagna ben poco. La legge prevede le dotazioni di uffici, economiche e di personale in base al gruppo. Ed è proprio del capitolo «personale» che ti voglio parlare.
Non c’è niente di più precario che lavorare alle segreterie dei gruppi consiliari: contratti a tempo determinato, se non addirittura a progetto. Ai miei tempi ero un «cococò». Nella migliore delle ipotesi c’è da rimettersi in discussione ogni cinque anni, quando i Consiglieri cambiano e potrebbero tranquillamente cambiare anche il personale. C'è gente che lavora da 15, 20 anni in questa situazione. Ma quando esce una proposta di legge che in qualche modo sistemi questi lavoratori - non si pensi a centinaia di persone, saranno dieci al massimo! - scatta la guerra al portaborse.
Quello che sarebbe un atto dovuto - qualsiasi privato, dopo 15, 20 anni di esperienza, ti assumerebbe! O quanto meno ti avrebbe già cacciato via - diventa un inaccettabile privilegio, l'assunzione degli amici degli amici e così via.
Queste considerazioni mi tornano in mente proprio adesso, quando giustamente reclami dalle colonne del Giornale la semplificazione dello scenario politico, l'assunzione coraggiosa di decisioni che ricalchino il panorama nazionale e la ripresa del cammino che il Presidente Berlusconi ha impresso al Popolo della Libertà. Parliamoci chiaro. Chi è stato assunto all'inizio della legislatura in base alle norme di legge e in base al gruppo può trovarsi domani, dal giorno alla notte, sbattuto fuori casa. Chi si era posto quanto meno un obiettivo temporale di 5 anni, deve rivalutare velocemente il tutto. Qualcuno ci perde, inevitabilmente. Ed è a queste persone che penso quando leggo le polemiche dei gruppi «arancioni».
Sono anni che non lavoro più nei pressi di via Fieschi e butto giù queste righe senza nemmeno conoscere chi e come rischia. È dal 1994 che sogno un centro destra unito, da quando il Presidente Berlusconi ha impresso una svolta storica in questo Paese. Non voglio che queste osservazioni siano di ostacolo ad un percorso a cui tengo e di cui, nel mio piccolo, sono anche precursore, avendo organizzato due tornate di elezioni universitarie insieme ai giovani di An.
E proprio per non apparire uno che se ne sta con le mani in mano Ti dico che attendo con ansia istruzioni da parte del Ministro Scajola e dei coordinatori regionale e cittadino, gli onorevoli Scandroglio e Cassinelli, per capire come muoverci anche nei municipi.
Io sono capogruppo di Forza Italia nel Centro Est. Il gruppo unico, se mai si riuscirà a fare - non so perché, ma a occhio lo vedo molto complicato... sia detto sul filo dell'ironia -, comporterà inevitabilmente qualche poltrona, diciamo sgabello, in meno. Il sistema infatti privilegia chi sta nei monogruppi o chi se ne va nel gruppo misto: questi Consiglieri prendono il triplo, il quadruplo dei gettoni di presenza rispetto a chi se ne sta buono nei ranghi, mettendo davanti un ideale ai calcoli economici di convenienza. Col gruppo unico salterebbero - stavo scrivendo salteranno, ma il filo di ironia mi impone il condizionale - molti capigruppo, nella maggior parte dei casi capigruppo di loro stessi, in tutti i municipi, ma lo stesso vale per i comuni, le province, la regione. Per queste ragioni il cammino è difficile. Io nel mio piccolo lo risolvo così: già da ora metto in discussione il mio sgabello di capogruppo e getto il cuore oltre l'ostacolo o laddove mi diranno di gettarlo.
*Capogruppo Forza Italia
Municipio 1 Centro Est