Non è il festivalbar la «bruttura» di piazza del Duomo

Mi perdonerà Egidio Sterpa, stimato uomo di cultura e grande liberale oltre che caro amico, se per una volta non mi ritrovo nelle sue conclusioni della piacevolissima e oramai storica rubrica «La domenica del villaggio». Il riferimento è il Festivalbar in Piazza Duomo. La frase riportata è «…il palco in piazza Duomo fa schifo» per poi concludere affermando «…spostiamole in altre piazze certe manifestazioni, si decongestionerebbe il centro e magari si riqualificherebbero le periferie». Ho da un anno l’onore e la fortuna di poter rappresentare con le deleghe allo Sport e al tempo libero quella che considero la più bella città italiana: Milano.
«Non c’è bellezza perfetta che non abbia qualche cosa di sproporzionato» scriveva giustamente il filosofo inglese Bacon. Milano è sproporzionata; la sproporzione esiste per le contraddizioni insite nelle dinamiche di una grande città che, da una parte produce e lavora e contemporaneamente chiede di vivere momenti di aggregazione straordinaria. La critica di Sterpa mi permette di raccontare alcune dinamiche che, spero, possano far capire come sia complesso governare la «sproporzione» (come diceva Bacon ) o meglio le contraddizioni di una grande città. La prima valutazione è dove si può organizzare un evento per 100mila persone oggi a Milano? No in piazza Duomo; no a San Siro perché qualche residente reagisce con un esposto denuncia alla procura della Repubblica (e poco importa se l’avvocato che ha sporto denuncia contro i concerti è lo stesso che difende in giudizio i centri sociali che hanno messo a ferro e fuoco corso Buenos Aires ). No nei parchi in quanto esiste una regola che impedisce di calpestare l’erba. Di contro se per caso a Milano mancano gli eventi ci si lamenta portando ad esempio le altre città europee capaci di vivere di notte e di aggregare migliaia di persone.
Se Bacon la chiamava «sproporzione» io la chiamo schizofrenia! Così come non riesco a comprendere la considerazione che un evento sia brutto in Piazza Duomo e diventi immediatamente bello se portato in periferia. Io personalmente ho considerato il Festivalbar uno straordinario momento di aggregazione e, anche sotto il profilo artistico, un alto momento musicale. Sono convinto che se Sterpa, come me, avesse visto 100mila giovani festanti in piazza Duomo, giovani che hanno dimostrato di essere straordinariamente rispettosi del luogo (nulla è stato toccato o rovinato ) si sarebbe convinto che una manifestazione popolare come Festivalbar andava perfettamente bene proprio nella piazza simbolo della città. (...)