Non fu atto di guerra ma di vigliaccheria

La sentenza della Cassazione evidentemente è frutto di una memoria corta oppure di mancanza d’informazione precisa su come avvennero i fatti. Sono il nipote diretto di un martire delle Ardeatine che portava il mio stesso nome e cognome e, in forza di questo, non me la sento di condividere il parere della Corte quando definisce l’attentato di via Rasella un atto di guerra e non piuttosto un atto di vigliaccheria e di sfida che pesò sulla testa di 335 persone. Roma, a seguito della occupazione tedesca, fu dichiarata città aperta. Era ovvio del resto che i militari di occupazione fossero armati. In tutta la città di Roma furono affissi i manifesti che avvisavano la cittadinanza sulla «rappresaglia», fra l’altro riconosciuta dal Patto dell’Aia, per un tedesco ucciso dieci italiani passati alle armi. Il Bentivegna ne era ben consapevole e ciò nonostante ha agito impudentemente non ritenendo neppure necessario costituirsi ai tedeschi una volta che questi avevano manifestato l’intenzione di procedere con la rappresaglia. I miei nonni, mio padre e i miei zii si stanno rivoltando nelle loro tombe nel sentire che, ancora dopo 63 anni, si travisa in questo modo la Storia.