Non giocare al «Picco» è anti sportivo

Punto primo. In un mondo di operatori mediamente sospetti, per colpevole che fosse il presidente Preziosi fu ingiustificabile l'impietosità del massacro sancito dalla giustizia sportiva a disdoro del Grifone. Quei 3 punti di penalizzazione in aggiunta alla retrocessione in C1 puzzavano di persecuzione.
Punto secondo. Lo Spezia non c'entra niente. Ha tutto il diritto di giocare al meglio il proprio campionato. All'andata è venuto a Marassi, ha perso, è stata una delle poche giornate di buon calcio di questo campionato. Ora ha tutto il diritto di giocare al Picco il match di ritorno. Pretendere che vada altrove - non c'è Prefettura che tenga! - è come voler cancellare l'ultimo briciolo di sportività esistente nell'inquinato mondo della pedata. A motivo di sicurezza preventiva, le Autorità potrebbero soltanto far slittare la data del match. Si minacci pure l'esodo oceanico, se è questo che si vuole.
Punto terzo. I biglietti disponibili erano 9.100, 1.400 dei quali la quota spettante ai genoani. Ogni genoano in più che si mettesse in viaggio senza biglietto alla volta della Spezia metterebbe seriamente in pericolo il futuro della propria squadra del cuore. Sarebbe impossibile entrare al Picco, e il momento è tale da sconsigliare la gita da Genova alla Spezia, magari per fare shopping, proprio nel giorno del match di ritorno Spezia-Genoa. Eventuali disordini in città verrebbero fatti duramente pagare - ci potete giurare - sia al Genoa sia allo Spezia, beffardamente a vantaggio dei più pronti ad approfittarne fra gli inseguitori.
Punto quarto. In 28 turni di campionato il Genoa ha raccolto sul campo 8 punti in più dello Spezia. È dunque sensibilmente più forte. Dopo la parentesi grigia dell'ultimo Vavassori, povera vittima da stress infinito, Perotti sta ridando fiducia alla squadra. Vi ho detto venerdì scorso che gli 0-0 di Giulianova e Pavia erano buoni. Aggiungevo: si abbia fiducia che Perotti riesca a migliorare il complesso di match in match. Si batta dunque il San Marino e si vada a vincere alla Spezia, come è possibile e anzi probabile. A quel punto, fine dei patemi. E cuori e cervelli sintonizzati sulla prossima stagione. Lo dico a partire dal genoano numero 1.401: ci saremo mica bevuti il cervello per voler mettere a rischio - mortale - un traguardo che è lì dietro l'angolo!
Ramo Sampdoria, se i punti in classifica fossero 35 anziché 37 ci sarebbe da farsela addosso, visto l'andazzo. Perdendo malamente con l'Ascoli, perdendo giocando bene e mangiandosi 4 gol a Siena sullo 0-0, perdendo giocando al meglio con Juve e Inter e perdendo per pura fatalità col Palermo, era destino che si finisse in pasto alla sindrome di Stoccolma: Lazio nemica di sempre, fammi male che ci godo. Se siamo qui, di chi è la colpa? Trenta per cento della Società, che dopo aver fatto lodevolmente 30 sotto tutti i profili non ha fatto 31 sotto quello sportivo consegnandosi l'estate scorsa a scommesse ardite (Falcone e Bazzani convalescenti a rischio) e non facendo un piccolo sforzo in più a gennaio.
Trenta per cento imputabile alla jella: Falcone, Bazzani, Mingozzi, Bonazzoli, Palombo, Sala, Castellini, Tonetto, Gasbarroni, Diana e dintorni, personalmente non ho mai visto niente di simile in 45 anni di professione. Venti per cento dei giocatori: non tutti hanno comunque dato il massimo sempre. Dieci per cento di Novellino: qualche recupero affrettato e qualche incomprensione lo hanno fregato. Dieci per cento degli arbitri: sarà un caso, ma da quando Garrone ha tuonato non solo non s'è più visto un rigore a favore (2 nettissimi su Flachi, contro Juve e Palermo, sono costati altrettanti cartellini gialli di Trefoloni e Ayroldi a Flachi, già persecutoriamente espulso da Rocchi contro l'Ascoli…), ma spesso ci si è trovati col campo in salita.
E ora? Che il Cagliari, il cielo e Novellino (Walter, pancia in dentro e petto in fuori!) ce la mandino buona.