Non è giusto che i prezzi dei farmaci siano diversi nei Paesi della Ue

A causa di una leggera bronchite ho recentemente acquistato in Portogallo un flacone di «Bisolvon Lictus» al prezzo di euro 4,76 contro gli euro 7,50 pagati in Italia. Lo stesso medicinale della stessa casa farmaceutica (Boehringer Ingelheim) in Italia costa quindi ben 2,74 euro in più, pari al 57,56% di aumento; aumento evidentemente esagerato, iniquo e ingiustificato. Perché mai il nostro ministro della Salute che ha firmato con Federfarma l’intesa per ottenere lo sconto massimo del 20% sui prodotti farmaceutici da banco, sconto da nessun farmacista mai spontaneamente applicato, non cerca invece di ottenere dalle industrie farmaceutiche italiane un’equa parificazione dei loro prezzi a quelli delle altre nazioni facenti parte della UE? Le associazioni dei consumatori, che non hanno gradito questa intesa a causa della mancata vendita dei medicinali da banco nei supermercati, stavolta non potrebbero più lamentarsi. Io invece mi lamento del comportamento dei farmacisti che, dopo ennesime richieste di sconto, applicano appena il 2/3% togliendo i pochi centesimi di arrotondamento del prezzo. Secondo quanto previsto dall’intesa ogni farmacia comunicherà all’Aifa, l’Agenzia del farmaco, di avere applicato degli sconti... immaginari del 19/20%. Ma a chi?