Non è gossip difendere le radici di An

Caro Direttore,
nel tracciare il profilo di una «destra finiana» capace di elaborare formule politiche nuove e coraggiose, Angelo Mellone ha scritto ieri sul Giornale molte cose condivisibili. E che siano condivise non solo da me, ma dalle donne che hanno lavorato con me in questi anni al Dipartimento Pari Opportunità di Alleanza nazionale, caricandosi di oneri e non certo di onori, è scritto nero su bianco nella lettera che abbiamo inviato tutte insieme a Gianfranco Fini. Sfido chiunque a trovare in quella lettera una sola parola che non suoni come riconoscimento e apprezzamento del progetto di rinnovamento dell'azione culturale e sociale portato avanti dal Presidente del nostro partito.
Lasciamo quindi stare, il «santanchismo», che infastidisce me più di quanto non infastidisca il vostro autorevole editorialista. Abbiamo tutti bisogno di ragionamenti più seri. Da dove nasce la nostra delusione? Benedetto Croce diceva che a volte forma e sostanza coincidono, ora noi sosteniamo che nel momento in cui, come scrive Mellone, Alleanza nazionale si dà il compito di uscire dalle «trappole mentali» di una destra minoritaria nell'azione culturale e nel radicamento sociale, la forma, pur ineccepibile, del provvedimento con cui è stato cancellato il Dipartimento delle Pari Opportunità coincide con una sostanza che così legittima non è. Perché, cito le parole di Isabella Rauti, «quel dipartimento serviva a portare a compimento la questione della rappresentatività femminile nel partito». E dunque, la sua cancellazione investiva una questione non trascurabile, una questione di sostanza appunto, per la democrazia interna nel partito.
Vogliamo considerare tutto questo, come dice Mellone, un «chiacchiericcio da anticamera» o un gossip di qualità scadente? Oppure vogliamo impegnarci in un'analisi un po' più approfondita e guardare alle nostre istanze, cito ancora Isabella Rauti, come un «fenomeno positivo di reattività e compattezza interna del mondo femminile di Alleanza nazionale»? Nessuna di noi mette in dubbio che la rappresentatività delle donne di Alleanza nazionale, proprio per merito di Gianfranco Fini e dello stato maggiore del partito, abbia fatto un grande passo in avanti rispetto a quanto le viene concesso in altre formazioni politiche. Ma questo non può essere un punto d'arrivo: è un percorso che deve fare la sua strada soprattutto per dare ancora più forza a quei valori in cui crediamo, dalla sacralità della vita alla famiglia, per citare solo i due più importanti e per noi significativi.
A nostro avviso, il dipartimento pari opportunità costituiva una importante stazione di rifornimento lungo questo percorso: di idee, e perché no, di discussioni. Si può farne a meno, si può anche decidere nell'interesse del partito di sostituirlo con qualcosa che funzioni di più e meglio. Nel rispetto di principi che non sono quelli di un «valorificio» senz'anima ma parte essenziale della nostra storia di ieri e di oggi. Su una questione controversa, che può anche essere considerata marginale nel dibattito politico di questi giorni, come quella del cognome da dare ai propri figli, Gianfranco Fini ha deciso che è il caso di discuterne e mettere ai voti la posizione del partito. Considero questo un fatto estremamente positivo che esalta il dibattito interno, preventivo e non a posteriori, come auspicava ieri proprio sul Secolo una grande della destra italiana, Assunta Almirante. È anche con scelte come questa, io credo, che si disegna il volto di quella destra finiana moderna, innovatrice e pure un po' spregiudicata cui si fa cenno nella conclusione dell'articolo.
Una grande destra italiana ed europea capace di coinvolgere e convincere chi l'ascolta, che guarda lontano, ma con i piedi ben fermi nelle sue radici di sempre. Conservatrice nella difesa della famiglia e innovatrice nello Stato e nel mercato. Guidata da un leader che sia più amato che temuto, un leader che indica per primo la rotta da seguire e su questo convince con passione tutta la sua gente. Smettiamola di buttarla in caciara, scrive Mellone, e torniamo a parlare di politica. Benissimo. Dopo tutto, quando si trovano in mezzo alla caciara, le donne per loro natura sono quelle che si rimboccano per prime le maniche e si occupano di mettere tutto in ordine. Tutto questo non può che far crescere Alleanza nazionale e tutti devono aver ben presente che il confronto non indebolisce ma unisce.