Non è un governo tecnico a poter risolvere i problemi

Alla vigilia del famoso cuneo fiscale, che avrebbe dovuto sancire l'alleanza fra Prodi e gli industriali, l'Assemblea della Confindustria ha cantato il de profundis al governo; un de profundis che più cantato e suonato di così non avrebbe potuto essere.
Abbandonato dai cittadini, abbandonato dai ceti produttivi, con i partiti che lo sostengono in disfacimento, con davanti problemi che non sa risolvere, come i Dico e le pensioni, il governo Prodi non ha più alcun motivo per restare in piedi.
Si muoverà Napolitano? Si muoveranno Bertinotti e Marini? C'è da giurare che non lo faranno. In verità, chiedere a Bertinotti di togliersi di mezzo, come avverrebbe in caso di crisi, è chiedere troppo: per il suo sacrificio Origene è passato alla storia. Ma Marini potrebbe muoversi e anche Napolitano. L'Italia è la sola democrazia dove la sovranità popolare si arresta alle soglie del Parlamento. Con la sacralità del Parlamento Scalfaro giustificò il ribaltone di Bossi; ma era stato pronto a sciogliere le Camere quando Occhetto aveva messo a punto la sua «gioiosa macchina da guerra» (ma andò male ad entrambi).
Insomma i poteri per intervenire ci sono, basta esercitarli. E non c'è tempo da perdere. La Confindustria non si è limitata a giubilare il governo ma si è proposta alla guida del Paese e i suoi giornali (il solito Corriere della Sera in testa con Paolo Mieli) sono ormai da settimane in piena campagna elettorale.
Questo è il bel regalo del malgoverno: l'alternativa tra un'amministrazione che fa solo danni e una specie di golpe bianco che ricorda molto da vicino il '92, come ha detto bene D'Alema dimenticando però le colpe sue e il fallimento del governo di cui è ministro e vicepresidente.
In un complicatissimo articolo Tremonti invitava di recente a diffidare di un mercato divenuto ideologia e dei suoi ideologi. E a ben ragione. L'Italia ha bisogno di tecnici che guardino alla produzione o di politici che curino gli interessi dei cittadini? Un governo tecnico farà le discariche cancellando la vergogna del Napoletano? Farà la Tav? Abolirà Province e comunità montane? Porrà fine al bicameralismo perfetto? Separerà le carriere dei magistrati? Tornerà a riformare la scuola?
Sono tutti compiti che esulano dalle competenze di un governo tecnico, con l'economia ormai in mano all'Europa, e che chiedono la mano di un governo forte del consenso convinto dei cittadini.
Ci sono guasti enormi da riparare e il nostro presidente della Repubblica ha mostrato più volte di esserne cosciente. Non si ripari dietro il Parlamento, non si ripari dietro voti di fiducia che hanno umiliato l'istituto dei Senatori a vita. C'è solo da trarre le conseguenze di una situazione che più disastrata e pericolosa non potrebbe essere.
*membro della segreteria politica di Forza Italia