«Non ho mai voluto discriminare il vostro Giornale»

Il sovrintendente del Teatro «Carlo Felice» Gennaro Di Benedetto replica alle polemiche sugli inviti ai giornalisti delle testate genovesi per gli spettacoli che si sono svolti in Cina

(...) Di Benedetto manca da Genova da parecchio, ma ha letto tutto sulla querelle seguita alla scelta di invitare alcuni giornalisti al seguito. E non altri. Come noialtri.
E il caporedattore non gliel’ha mandata a dire, ma gliel’ha scritta tutta, in varie puntate, anche per via di quella frase - «La Cina logora chi non ce l’ha...» - che il numero uno del Teatro ha pronunciato subito dopo i primi temporali mediatici.
«Una battuta infelice, solo un battuta» ammette Di Benedetto. E aggiunge subito: «Non avevo nessuna intenzione di offendere. La questione, però, è un’altra, e in questo senso io volevo solo e semplicemente affermare il concetto che, a volte, a Genova, invece di comprendere l’importanza di un risultato positivo per tutti, si preferisce insistere su questioni marginali».
Tanto marginale non è fare la lista degli invitati, e lasciare fuori il Giornale.
«Nessuno voleva escludere nessuno. È stata solo una scelta come un’altra».
Insisto: mica tanto. C’è stata anche la presa di posizione dell’Associazione di categoria. Che, fra l’altro, ha censurato il comportamento di chi, giornalista, accetta inviti gratis, tanto più da enti e istituti che piangono miseria.
«Un momento. I costi dell’intera operazione sono compatibili con il nostro bilancio. Non ritengo che, fatte tutte le debite proporzioni e considerazioni, ci sia stato da parte nostra uno spreco di denaro nella circostanza».
Ora mi risponda sulla porta chiusa in faccia al Giornale.
«Ci tengo a ribadire che, per quanto riguarda il mancato invito in Cina a un giornalista del Giornale, la scelta è stata mia, e credevo d’averla spiegata in maniera esauriente prima della partenza, nel corso di una conferenza stampa».
Non l’hanno capita in molti. Provi a rispiegarla anche ai nostri lettori che si sono sentiti discriminati.
«Ho fatto considerazioni di natura economica: le risorse a disposizione non mi avrebbero consentito certo di allargare più di tanto gli inviti. E allora dovevo operare una selezione, sulla base della presenza e della rappresentanza delle varie testate sul territorio».
Oibò! Così lei ci ha retrocesso impunemente in Serie B. Ma i dati sulle tirature dicono che siamo in A.
«Mettiamola così: non ho nessuna difficoltà a scusarmi se qualcuno si è sentito offeso, non era certo nelle mie intenzioni, e ne faccio ammenda. Ma aggiungo subito che non credevo e non credo tuttora di aver offeso qualcuno, meno che meno il Giornale e i suoi lettori».
Non mi dica che sarebbe pronto a prendere le stesse decisioni, adottando gli stessi criteri.
«Invece lo dico e lo confermo, proprio perché non c’era nessun intento punitivo nei confronti della testata. Del resto, via, non è che potessi o volessi comprarmi il favore dei giornalisti che sarebbero venuti con noi in Cina... Nessuno potrebbe anche solo pensare a un’intenzione del genere. Ho assoluto rispetto per l’autonomia e l’indipendenza della categoria, non mi ha neanche sfiorato il dubbio».
Non era meglio evitare qualsiasi approccio, e lasciare che ognuno (nel senso di ogni giornale o televisione) si regolasse per proprio conto?
«Non voglio insegnare nulla a nessuno, ma, in considerazione dell’importanza dell’evento che avrebbe coinvolto il Teatro Carlo Felice ma anche l’intera città, mi sembrava opportuno sottolinearne per quanto possibile la valenza sulle testate di maggiore radicamento sul territorio. Ecco perché dico che rifarei tutto, e magari sarei ancora più selettivo».
Se è per questo, anche il Giornale è ben radicato sul territorio.
«Lo riconosco volentieri. Infatti non ho nessuna intenzione di discriminarlo, né oggi, né domani, né mai. Ma rivendico la necessità da parte del Teatro di operare una scelta dal punto di vista mediatico».
Non basta per archiviare la questione.
«E allora aggiungo anche questo: se avessi voluto proprio escludere qualcuno per antipatia o comunque per motivi reconditi, non avrei certo deciso nei confronti del Giornale che in questi anni ha sempre dedicato molta specifica attenzione e partecipazione alle vicende del Teatro Carlo Felice e, devo dire, anche al mio ruolo di grande responsabilità come sovrintendente».
Lussana ha minacciato un chiarimento dietro il convento delle Carmelitane...
«Non ce ne sarà bisogno. Torno domani a Genova, e penso che ci potremo spiegare in un altro modo. Cioè, almeno spero...».