«Non ho nulla contro le veline ma in politica contano i voti»

Più attenzione «all’aspetto morale e alla meritocrazia». Il secondo attributo è quello che ripete più spesso. Forse che sia stato un tarlo negli ultimi mesi? Mentre scadono i termini per entrare nel listino del Pdl per le regionali del 28 e 29 marzo e i giochi sembrano ormai fatti (oggi è in calendario l’incontro tra Popolo delle libertà e Lega, domani il premier Berlusconi prenderà la decisione finale al coordinamento nazionale del Pdl), Antonella Maiolo, classe 1946, si prepara di nuovo alla battaglia elettorale a suon di preferenze. Per la terza volta dovrà conquistarsi sul campo l’ingresso nel consiglio regionale della Lombardia. Prima, dal 1997 al 2000, era stata eletta a Palazzo Marino. Al Pirellone sta chiudendo cinque anni da Sottosegretaria alla presidenza, con delega ai Diritti del cittadino e alle Pari Opportunità. Con un rammarico.
Quale?
«Mi sono occupata molto, appunto, di Pari opportunità. E mi dispiace che ancora troppo spesso le donne per entrare in politica chiedano tutele».
Un riferimento non tanto velato ai listini: si parla di poltrone blindate per ragazze che arrivano dal mondo della tv. No alle “veline“?
«Nulla in contrario per le donne che arrivano dallo spettacolo e vogliono entrare in politica, purchè si mettano in gioco e prendano voti. Non condivido la ricerca di tutele, è una dimostrazione di poca autostima. Il listino bloccato intanto dovrebbe essere “a rotazione“, non entrarci sempre gli stessi nomi, e poi dovrebbe difendere la meritocrazia, essere un riconoscimento a chi già ha lavorato molto».
Ad oggi è l’unica candidata Pdl al proporzionale. Le quote rosa restano ancora un’utopia?
«Vedremo se il listino riserverà sorprese. Ma la democrazia in politica ancora non esiste. Ci lavoriamo da tanto, io da sottosegretario alle Pari Opportunità, ma purtroppo dobbiamo sempre lottare molto per conquistare posti che ci spetterebbero per merito. Bisogna cambiare la testa degli uomini forse».
Dopo l’arresto del consigliere Pennisi a Palazzo Marino il sindaco Moratti ha chiesto al Pdl più rigore nella scelta dei candidati, a partire dai listini delle regionali. Che ne pensa?
«Sono assolutamente d’accordo. Quando mi candidai per la prima volta nel ’97 al Comune, ci chiesero addirittura il certificato antimafia. Conosco Pennisi da anni e non avrei mai immaginato quanto è successo, credo sia stata una debolezza e comunque un caso isolato: non ci troviamo di fronte ad una nuova Tangentopoli. Ma serve più attenzione da parte del partito. É stato inaspettato anche l’arresto dell’assessore Prosperini in Regione, anche se c’è la presunzione di innocenza».
Il mondo carcerario lo ha frequentato molto negli ultimi anni, da sottosegretario. Ultimo obiettivo raggiunto?
«L’apertura di uno sportello Inps dietro le sbarre ad Opera. Dobbiamo lavorare molto per i carcerati, ma anche per facilitare la vita degli agenti, dei volontari e dei tanti operatori del settore».